ࡱ> BD?@Aq`0+]bjbjqPqP::sN%666"X 8 8 88X88j99"999/>/>/>jjjjjjj$clhnB,jA=|/>AA,jtt99AjXXXAt899jXAjXXg|ji99 pǤU 8Gnhi4Wj0jh orW o$ji ojih/>>rXA?\?e/>/>/>,j,j/>/>jAAAAd/<7<7tttttt  Federica Dolente Associazione Parsec EFSC PROMOTING INTEGRATION OF MARGINALIZED CHILDREN AND YOUTH THROUGH SOCIAL INCLUSION: SCHOOLING, VOCATIONAL TRANING AND PARTICIPATION VERONA 4-5 DICEMBRE 2008 Relazione su: I minori stranieri non accompagnati nel sistema di accoglienza italiano. Aspetti quantitativi, servizi e percorsi di protezione sociale e criticit rilevanti 1. Introduzione metodologica alla ricerca Si calcola che negli ultimi anni in Italia questi minori - nel loro insieme - ammontino a circa 12/15.000 unit, con 7.550 presenze nel solo 2007, includendo in tale cifra anche coloro che sono entrati minorenni e durante la permanenza in Italia sono diventati maggiorenni. In ogni caso sono stime che si riferiscono soltanto ai minori non accompagnati, intercettati, in modi diversi, dalla Polizia e dai servizi sociali territoriali, ma molto probabile che in realt siano molti di pi, date le notevoli difficolt di intercettazione e quindi di conteggio statistico. Di fatto essi arrivano con le stesse modalit che utilizzano gli adulti migranti, attraversando il mare per arrivare sulle nostre coste o le frontiere terrestri (sia quelle occidentali che quelle orientali). Una volta entrati in Italia si espongono ad un percorso spesso accidentato e soggetto a molteplici rischi, data la loro solitudine, in quanto privi di adulti di riferimento, che li costringe a difficili scelte in totale autonomia; scelte che avvengono senza confronti con persone pi mature, restando cos continuamente esposti a rischi di disorientamento culturale e molteplici difficolt a decodificare la realt sociale di insediamento. Di fatto queste difficolt possono manifestarsi nel processo di stabilizzazione e obbligare i minori a confrontarsi con i problemi correlabili alla sussistenza che la vita quotidiana impone (cibo, alloggio, socialit, protezione, eccetera). Di questo complesso fenomeno non si conoscono ancora molti aspetti, soprattutto lintera sequenzialit del processo di insediamento e il rapporto che passo passo viene istaurato con i servizi sociali a livello territoriale. Con questa convinzione la ricerca si proposta di mettere in luce le principali tappe del difficile percorso di accoglienza, analizzando, da una parte, le caratteristiche quanto-qualitative dei gruppi minorili in base alla nazionalit di provenienza, allet e al genere; dallaltra, individuando, per ogni fase del processo, i momenti di maggior criticit: sia di tipo sociale (efficacia dei servizi di riferimento a livello territoriale con i quali i minorenni entrano in contatto), sia di tipo normativo (carenze e ritardi nellapplicazione delle norme esistenti e carenza di disposizioni che darebbero maggior vigore alla protezione sociale, se promulgate). Obiettivi generali, obiettivi specifici e criteri metodologici Obiettivo del progetto stato quindi quello di colmare una carenza conoscitiva rispetto ai percorsi di arrivo, alle modalit di soggiorno dei minori e ai rapporti che essi istaurano con i servizi sociali e giudiziari che operano a livello territoriale. In sostanza si inteso analizzare luniverso minorile di origine straniera, cercando di focalizzare lattenzione sui minori soli (come gi accennato). Questi possono essere arrivati gi da soli, oppure arrivati con un genitore o con entrambi, da cui, in seguito, una volta arrivati in Italia, si sono separati, giacch gli uni soggiornano, ad esempio, a Roma o Milano, gli altri a Napoli o Venezia. Questa separazione geografica risponde sovente a strategie di sussistenza e di efficienza nel trovare strade utili al processo di insediamento, nel senso che per una persona pu essere pi facile trovare una adeguata collocazione lavorativa e soprattutto alloggiativa. In particolare con la presente ricerca si voluto verificare se il sistema di accoglienza italiano rivolto ai minori migranti irregolari, garantisca sempre, in ogni sua tappa, la piena ed effettiva tutela dei loro diritti (cos come richiesto dalle norme di diritto interno ed internazionale). Nel far questo lattenzione stata posta, in modo specifico, sul comportamento delle Questure nei confronti del minore straniero non accompagnato, nelle diverse citt, nonch, infine sulla capacit dei servizi di accogliere ed attivare percorsi di protezione sociale mirati anche allinserimento scolastico e lavorativo. Va detto, infatti, che i servizi sociali dei comuni sono attrezzati per ricevere ed accogliere minori in quanto tali (non solo, cio, i minori stranieri non accompagnati, ma anche tutti gli altri in condizione di svantaggio sociale e che hanno i genitori o altri adulti che svolgono tale funzione). Se vero per che lutenza minorile trova sempre un accoglienza, a prescindere della presenza o meno dei rispettivi genitori, pur vero che per i minori stranieri non accompagnati sorgono problematiche di diversa natura, tra cui quelle attinenti alla loro tutela o allaffidamento a terze persone. La ricerca ha analizzato, dunque, i percorsi di arrivo, le condizioni del viaggio e limpatto con i primi servizi preposti sul territorio italiano - distinguendo tra quelli della frontiera marittima e terrestre - avendo la consapevolezza che vi sono rotte seguite dai soli minori ed altre da utilizzate dai minori e dagli adulti migranti. A ci quindi seguita unanalisi sulle modalit di accoglienza a partire dallingresso nel territorio nazionale (momento di grande delicatezza, perch da questo dipende lefficacia dellintero iter di protezione), con particolare attenzione alla fase critica del compimento del diciottesimo anno. Rispetto a questo punto lo studio ha voluto evidenziare come e se il problema della non convalida del permesso di soggiorno viene risolto da citt a citt, evidenziando similitudini e differenze nellottica della rilevazione delleventuale efficacia istituzionale. Al riguardo occorre ricordare anche il particolare ruolo della componente minorile romena, in quanto oramai (da 1 gennai0 2006) componente comunitaria e dunque con una struttura dei diritti diversa da quella dei minori provenienti da altri paesi non comunitari. I materiali e la documentazione che ci hanno permesso di realizzare lintera indagine sono stati raccolti seguendo lapproccio della ricerca di campo, ovvero acquisizione della principale letteratura sul tema e raccolta di dati ed informazioni mediante indagine diretta, cio attraverso interviste. Queste ultime sono state realizzate con due tipi di testimoni-chiave: da un lato, operatori sociali (assistenti sociali, responsabili di servizi di accoglienza, educatori di strada e non); dallaltro, testimoni operanti nel ramo giudiziario (funzionari di Polizia e magistrati o esperti di diritto minorile). Si trattato, dunque, di realizzare unindagine focalizzata sullanalisi quanto-qualitativa della presenza dei minori stranieri presenti sul territorio nazionale, puntando lattenzione anche sulle serie statistiche acquisite per lultimo quinquennio. Si cos proceduto individuando alcune aree di particolare problematicit, suddivise tra le zone meridionali, quelle centrali e quelle settentrionali del paese, al fine di bilanciare la rappresentazione delle differenti modalit di accoglienza e di protezione sociale. Questo poich come accennato la prossimit o la distanza dei servizi di accoglienza dalle diverse frontiere determina approcci di servizio sociale diversi. In tal maniera i servizi analizzati sono stati quelli operanti in dodici contesti cittadini (Milano, Torino, Venezia, Trento, Bologna, Ancona, Foggia, Roma, Napoli, Crotone, Messina e Foggia). La riflessione ha preso in considerazione il punto di vista sociale (in particolare la dimensione dellaccoglienza, della protezione e dellinserimento scolastico-lavorativo) e normativo (cio la collocazione giuridica del minore straniero non accompagnato e le criticit del quadro di riferimento normativo). In altre parole si analizzato, come detto, lintero iter di protezione sociale che partendo dallaccoglienza iniziale arriva fino a quella di secondo livello (residenzialit o semi-residenzialit). Con tale approccio, si focalizzata lattenzione anche ai diversi gruppi di minori soli e non accompagnati in relazione al loro paese di origine, poich pur in una sostanziale omegenit comportamentale manifestano alcune differenze che in qualche caso sono particolarmente distintive. Non sono in relazione al diverso sistema normativo-istituzionale di riferimento (come nel caso dei minori romeni, in quanto comunitari tout court), ma anche in riferimento alle cause che soggiacciono al cosidetto effetto-spinta (ovvero ci che concorre a determinare il percorso emigratorio e di espatrio). In questo ultimo caso, infatti, si registrano delle differenze nellimpatto che i diversi gruppi di minori non accompagnati producono con la realt territoriale di insediamento e di conseguenza con i servizi di accoglienza e di protezione sociale. Le interviste realizzate sono state circa un centinaio. Ed hanno coinvolto operatori sociali (sia dei sevizi dei territoriali che del terzo settore, Forze di Polizia e Vigili Urbani, Magistrati). I dati e le informazioni cos raccolte hanno poi permesso di approfondire lanalisi dei servizi sociali di accoglienza e protezione di minori non accompagnati in 5 citt ritenute significative sia per lalta affluenza di questa particolare utenza minorile e sia per lattenzione posta al fenomeno dalle amministrazioni locali - attraverso la costruzione di altrettanti casi studio su Torino, Milano, Venezia, Roma e Napoli. 2. Il profilo sociale e le caratteristiche di base I minori stranieri non accompagnati sono individui che possono intrattenere rapporti (molto labili) con amici, familiari o parenti, ma che risultano essere indipendenti ed autonomi in tutte le questioni attinenti la propria permanenza sul territorio italiano. Proprio la minore et di questi ragazzi, come gi affermato in precedenza, determina la loro estrema fragilit e vulnerabilit sociale. Le interviste realizzate ci consentiranno di offrire uno spaccato significativo dellintero collettivo dei minori stranieri non accompagnati perch, sulla base delle testimonianze raccolte, sono stati ricostruiti i profili sociali e le caratteristiche di base di questa isola interna dellarcipelago immigrazione. Stando ai testimoni privilegiati, peraltro, non si tratta sempre di minori completamente soli, poich nella categoria minori non accompagnati rientrano anche quei minori stranieri che sono giunti o vivono in Italia con adulti diversi dai genitori, ma che non sono stati identificati come tutori o affidatari in base a un provvedimento formale. In questi casi spesso i minori stessi non li hanno dichiarati come tali poich non ne ravvisano la necessit o gli adulti stessi non pensano che ci sia rilevante, anche perch essi stessi possono trovarsi in una prima fase in condizione di irregolairt. Cosicch, per luna o per laltra ragione, questi adulti non genitori emergono difficilmente come possibili tutori. Unaltra categoria, piuttosto diffusa e sovente registrata anche dai servizi sociali, rappresentata dai minori che risultano essere soli in una citt ma hanno i genitori in un'altra. 2.1 Le aree di provenienza Stando al Comitato Minori Stranieri, i minori non accompagnati presenti in Italia al 31 marzo 2006 erano 6.358. Da questi si rileva che coloro che arrivano in Italia provengono principalmente dalla Romania (37,5%), dal Marocco (20,4%) e dallAlbania (16%). Non mancano comunque minori e minorenni che provengono dallAfghanistan e dallAfrica Sub-sahariana. Osservando i dati pi recenti (del 2007) del Comitato minori stranieri e il rapporto ANCI del 2006 sui minori stranieri non accompagnati, si pu stimare la presenza di minori presi in carico dai servizi sociali a circa 1.500/2.500 unit, tenendo conto della possibilit che le registrazioni possano essere multiple e, pertanto, possono conteggiare la stessa utenza afferente ai servizi diversi (sia operanti nella stessa area territoriale che non). Ci significa che i minori non accompagnati possono anche essere registrati in citt diverse, data lalta mobilit che caratterizza alcune componenti di questo collettivo, in particolare quelle marocchine (in alcune aree del Nord, ad esempio tra Torino, Milano e Bologna) e quelle albanesi (in alcune aree del Centro e del Sud, ad esempio sulla direttrice Roma, Napoli e Firenze e su quella Napoli-Bari, nonch su quella Bari-Bologna-Vicenza/Verona). Il rapporto esistente tra luniverso dei minori stranieri non accompagnati (la cui stima piuttosto probabile, visto che i dati sono comunque ufficiali) e la loro distribuzione sul territorio nazionale, in base allintercettazione che svolgono i servizi, non del tutto automatico. Infatti, dalle interviste emergono due questioni di non poco conto: la prima quella relativa alla presenza di servizi con un certo grado di efficienza che, nel rispondere in modo adeguato alle esigenze poste dallutenza, attivano, di fatto, una strategia di attrazione dellutenza medesima, che viene anche contata e archiviata, nonch analizzata nelle sue caratteristiche di base. La seconda il passaparola che questi minori attivano sui servizi sociali e le prestazioni da questi offerte gi in patria, prima della partenza, nella fase di acquisizione di informazione per pianificare (anche in minima parte) lintero percorso migratorio, soprattutto utilizzando lesperienza dei migranti provenienti dalle stesse aree geografiche che li hanno preceduti. Questi racconti di fatto si innestano in modo complementare sulla propensione allemigrazione gi presente (e in maturazione) in questi gruppi minorili di prossimit di quanti hanno sperimentato lespatrio a scopo lavorativo. Avere dunque dei punti di riferimento in Italia - individuati, tra gli altri, nei servizi sociali territoriali - attiva meccanismi di tranquillizzazione non solo verso i minori che intendono migrare, ma anche verso le rispettive famiglie. Queste, venendo a conoscenza (seppur in maniera sommaria) delle reti di servizi di protezione esistenti in favore dei minori, sono meno preoccupate dellesperienza che andranno a maturare i loro figli; insomma capiscono che comunque non sono abbandonati a se stessi e in caso di necessit c chi pu interessarsi di loro. I minori accolti o segnalati dalle strutture nelle quali sono state realizzate le intervistate, provengono prevalentemente dalla Romania, dallAlbania e dal Marocco, ossia da paesi che hanno maturato una esperienza migratoria in Italia ormai da molti anni e dunque ne conoscono (e ne possono trasmettere) la struttura di protezione e di assistenza pubblica. Quando parliamo di minori non accompagnati dobbiamo pensare innanzitutto a poche nazionalit; nazionalit che nel tempo sono cambiate, poich seguono in modo molto correlato landamento dei flussi migratori generali, oppure - quando i paesi sono caratterizzati da conflitti bellici (striscianti o manifestamente espressi) - i flussi minorili anticipano a volte quelli degli adulti, come fu per i somali a met degli anni Novanta e degli eritrei alla fine degli anni Settanta e gli inizi del decennio successivo (Int. 97). Negli ultimi anni con laumento significativo dei flussi dalla Romania e con quelli rimasti abbastanza sostenuti dal Marocco non potevano che arrivare minori non accompagnati da questi paesi. Entrambi sono quelli che danno pi minori e non accompagnati in particolare (Int. 41). Le citt meridionali accolgono minori che seguono i flussi migratori irregolari dallAfrica Sub-sahariana e dallAsia, con forte incidenza di richiedenti asilo. Tale richiesta, (che pu essere accolta al diciottesimo anno di et trasformando i ragazzi in rifugiati), per lo pi reale espressione del dramma da cui provengono tali minori, ma altre volte costituisce lobbligata strategia per la regolarizzazione di chi proviene dalla sponda settentrionale dellAfrica e dalla Turchia. A questo tipo di flussi si aggiunge la presenza di adolescenti di etnia rom, che raramente possono essere definiti minori non accompagnati, nel senso proprio del termine. Questi, infatti, a rigor di logica, non sono soli ma hanno sempre accanto la famiglia o (in casi di necessit) quella di parenti diretti o di fratelli maggiori. I richiedenti asilo, e tra questi anche minori non accompagnati, si distribuiscono, come abbiamo rilevato nel capitolo precedente, su tutto il territorio nazionale, soprattutto nelle citt centro-settentrionali (in particolar modo Roma e Milano), mescolandadosi con quanti arrivano dichiaratamente per lavorare. In particolar modo nelle interviste di Milano (e in parte Genova) emersa uniniziale prevalenza di minori di nazionalit albanese, successivamente soppiantata da minori di nazionalit kosovara ed infine dai recenti arrivi (soprattutto a Venezia) di minori afghani che seguono le rotte terrestri di attraversamento della frontiera avendo come destinazione principale Roma. Le zone e le citt/villaggi di esodo I minori di cittadinanza rumena provengono dalle aree del nord-ovest (distretti di Satu Mare e Maramures) e nord - est (Suceava, Iasi, Bacau, Neamt) e da alcune citt specifiche del sud (Craiova e Bucarest principalmente). In Italia si concentrano principalmente nel Friuli (prevalentemente a Trieste e Udine), nel Lazio (quasi esclusivamente a Roma) e in Lombardia (innanzitutto a Milano). I minori rumeni, da almeno tre/quattro anni il gruppo pi folto, partono invogliati dagli adulti, dai fratelli maggiori che hanno gi conosciuto esperienze migratorie allestero, afferma un intervistato (Int. 47). Anche in Toscana la presenza dei minori rumeni non accompagnati risulta essere concentrata nel capoluogo di Regione, e cos in Piemonte. Pi diffusa sul territorio appare la presenza rumena in Emilia Romagna, dove pur con una prevalenza a Bologna, numeri non irrilevanti si trovano anche in altre citt della regione come Cesena e Rimini. I minori albanesi generalmente provengono dalle citt di Scutari e Tirana e partono principalmente dai porti di Durazzo e Valona, anche se negli ultimi anni il viaggio via terra ha assunto dimensioni maggiori di quello via mare. Le difficolt insite nelle traversate con gli scafi da Valona a seguito di duri interventi della Guardia costiera italiana e della Polizia, con azioni congiunte tra quella albanese e quella nostrana hanno piano piano spostato la rotta via terra, attraverso il Kosovo e la Slovenia. A differenza di quella rumena, la migrazione di minori non accompagnati albanesi - molto diminuita rispetto a qualche anno addietro - appare come un fenomeno prevalentemente urbano. I minori albanesi, si trovano in prevalenza nelle seguenti regioni: Toscana (soprattutto a Firenze, ma anche nei piccoli Comuni) e Puglia. Segue la presenza di gruppi significativi di minori albanesi nel Lazio (Roma, innanzitutto), nel Veneto (Venezia, Padova e Verona), nellEmilia Romagna (Bologna e Parma), nella Lombardia (a Milano, soprattutto), nonch nel Trentino e nel Friuli. Larea di provenienza dei minori non accompagnati dal Marocco piuttosto delimitata: in prevalenza provengono dallarea intorno a Khouribga (Marocco centrale) e dai villaggi dellarea metropolitana di Casablanca. Lemigrazione da Khouribga, e in maniera costante anche dai villaggi e dalle zone rurali limitrofe, dura da parecchi anni. E larea di maggior provenienza anche dei flussi di adulti. Da questa citt marocchina, dunque, negli anni, si formato un flusso che coinvolge persone di diversa et e di diversa condizione sociale. I minori non accompagnati partono come i loro coetanei al seguito dei genitori, si affiancano sovente a loro per tutto il tragitto e poi una volta in Italia se ne allontanano. Da questa citt arrivano ancora migranti con la classica filiera migratoria (Int. 17). I minori marocchini non accompagnati si trovano prevalentemente in Lombardia (con una forte concentrazione a Milano), Piemonte (soprattutto a Torino, ma anche nei Comuni con meno di 15.000 abitanti) ed Emilia Romagna (in particolare Bologna e Modena). In queste aree, comunque, la presenza di minori marocchini si affianca anche ai gruppi di minori che si trovano nella stessa condizione provenienti dalla Romania e dallAlbania. Da rilevare anche la presenza in Campania (prevalentemente a Salerno) e in Liguria, che si colloca tra le Regioni con pi di 50 minori provenienti dal Marocco. A Salerno da molti anni c una comunit di minori non accompagnati che si rinnova, come a Napoli, dice unoperatrice intervistata (Int. 1). Nel senso che i primi arrivati, nei primi anni del Duemila, sono oggi divenuti grandi e maggiorenni, ma i minori continuano ad arrivare. Non in misura preoccupante, ma arrivano poich hanno sostegni da parte di chi li ha preceduti negli anni passati. A Genova (secondo un altro intervistato di Genova) questi minori non sono assai, dal punto di vista numerico, ma si fanno sentire poich cercano contatti con i servizi che sovente non trovano. Sono minori che si spostano in linea orizzontale e verticale da Genova o Savona e da qui fino a Torino (Int. 12 e 26). A questi micro-flussi di marocchini si affiancano, spesso e sovente, quelli di minori egiziani. Ne condividono alcune esperienze e sovente agli occhi degli operatori sociali tendono a confondersi, per la somiglianza somatica. I minori egiziani, arrivano sul territorio nazionale da tre direttrici: quella marittima via Lampedusa (e quindi Sicilia e Calabria), via Malta e Cipro (e quindi Puglia e Basilicata) e quella terrestre, via Gorizia e Venezia/Mestre. 2.2 La struttura per et (piccoli uomini che emigrano) I profili, le caratteristiche socio-culturali e i progetti di cui sono portatori i minori si articolano grosso modo secondo la nazionalit di origine. Un elemento questo gi proprio delle migrazioni adulte (quello del funzionamento della catena migratoria, della specializzazione etnica sul mercato del lavoro e cos via), che si riverbera anche sulla componente minorile delle comunit. Questa componente fruisce di risorse (soprattutto per la ricerca dellalloggio e di possibilit di lavoro) derivanti dalle reti intra-comunitarie preesistenti al loro arrivo e quindi delle sponde che facilitano, in linea generale, la loro permanenza, offrendo contatti e prime forme di supporto ed aiuto. Insomma, la possibilit di ripercorrere percorsi gi sperimentati anche con successo dai loro predecessori. L80% dei minori migranti non accompagnati sono maschi e con unet compresa tra i 15 e i 17 anni, ma ci sono anche minori di 11-12 anni e perfino di 7. Questi ultimi, in genere arrivano con un fratello pi grande e in qualche caso rilevato (ma raramente) anche da soli. Il dato preoccupante, per, quello che al marzo 2006 faceva emergere che circa il 20% di minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio nazionale aveva fra i 7 e i 14 anni. Dati che tuttavia flettevano, in gran maggioranza, verso i 13/14 anni e pertanto quelli riferibili ai minori di 10 anni erano numericamente poco rilevanti. Let apicale di questi minori, dunque, quella dei cosiddetti minori-adulti, ossia coloro che hanno almeno 17 anni e non ancora 18. La preponderanza di questi minori di genere maschile. La minoranza femminile proviene nella quasi totalit dei casi dalla Moldavia, dalla Romania e dallAlbania. In genere, affermano pi intervistati (Int. 5, 7, 34, 44), let dichiarata di questi ragazzi si aggira intorno ai 17 anni. I motivi, dichiara per uno di essi, sono di due tipi. Da una parte, dichiarare una et vicino ai 17 anni e anche qualcosina di pi permette al minore di avere anche una possibile via di uscita immediata dalla protezione sociale, laddove questa si rivelasse non adeguata alle aspettative del ragazzo. Infatti, dichiarando ad esempio 17 anni e mezzo il periodo di protezione non pu essere che di qualche mese e dunque avere davanti la possibilit di uscirne senza conflitti con i servizi sociali (int. 5). Dallaltra, dire di avere 17 anni continua lo stesso intervistato - significa per i pi piccoli aumentare la propria et e dunque auto-rappresentarsi in sostanza come un adulto e dunque avere maggior considerazione; al contrario, dire di avere 17 anni, quando invece se ne hanno di pi e a volte molto di pi vuol dire ricercare una protezione sociale che altrimenti non si avrebbe e quindi le possibilit di essere espulso dal territorio nazionale possono aumentare di molto e questo interromperebbe il ciclo migratorio. C un altro aspetto da rilevare, secondo un altro intervistato ancora, un funzionario di Polizia: quando si afferma di avere 17 o 16 anni e allapparenza sono anche di pi perch si cerca di non essere arrestati o condotti in carcere. Dire di essere minorenne vuol dire provare a cercare comprensione per quello che si fatto magari un piccolo furto (Int. 41). La struttura per et dei minori non accompagnati, quindi, evidenzia in maniera preponderante la fascia compresa tra i 15/17 anni. Solo un esiguo gruppo comprende ragazzi al di sotto dei 14 anni. La fascia det con cui interagiscono esclusivamente i servizi quella dei diciassettenni e ci colloca questi ragazzi a buon titolo allinterno dei flussi migratori in senso stretto. Si tratta dunque di ragazzi spinti ad entrare in Italia da un desiderio di migrazione, come affermano gli operatori intervistati. Il livello di scolarit viene registrato per lo pi nei ragazzi provenienti dallEst europeo che in media hanno 8/9 anni di scolarizzazione (equivalente dunque alla nostra scuola media). Molto pi critica , invece, la situazione dei ragazzi provenienti dallAsia e dallAfrica sub-sahariana, dove si registrano significativi livelli di analfabetismo. Circa il 90% dei minori non accompagnati, s detto, sono maschi e ci in virt del fatto che questi minori rappresentano una strategia migratoria e quindi reddituale - per le famiglie, che preferiscono mandare allestero i maschi, perch pi capaci di auto-difendersi dalle insidie che lemigrazione potrebbe comportare. 2.3 I diversi gruppi nazionali di minori non accompagnati I minori albanesi Ovunque si registra un decremento delle presenze dei minori albanesi anche non accompagnati, (che fino a cinque anni fa erano la comunit nazionale pi presente in in Italia), salvo che nel Nord: Torino, Parma, Bologna, Venezia, dove minori albanesi, non pi per provenienti da zone rurali, (ma da citt come Valona e Scutari), si dirigono con progetti di studio e lavoro, per raggiungere dei connazionali ben integrati. Si tratta dunque di una emigrazione ragionata e ponderata, con obiettivi piuttosto chiari e definiti. Limpressione degli operatori di Venezia che alcune famiglie albanesi considerino addirittura i servizi sociali e le comunit residenziali nostrane che offrono supporti articolati e funzionali come una sorta di collegio dove poter garantire lo studio e leducazione dei propri figli. Questi ragazzi hanno sempre dei parenti di riferimento in Italia, i quali si rivolgono ai servizi per ottenere la regolarizzazione del ragazzo ed il suo inserimento in una comunit educativa. A volte appare chiaro anche il desiderio di intraprendere gli studi superiori o una formazione professionale specialistica. Questi ragazzi non hanno nessun problema relativo alle certificazioni, ai documenti, sia per lesperienza che la comunit nel complesso ha maturato del sistema italiano, sia per la facilit di comunicazione con le famiglie per procurare quanto necessario al loro inserimento. I minori rumeni I minori rumeni sono presenti in quasi tutte le citt in cui sono state condotte le interviste. Si tratta di minori provenienti perlopi da contesti rurali, da villaggi che si trovano nelle periferie delle grandi citt o da piccole citt interessate da profondi processi di deindustrializzazione. Hanno un livello medio di scolarizzazione, alcuni erano iscritti ai primi anni delle superiori quando hanno deciso di intraprendere il viaggio migratorio. Non hanno progetti migratori ben definiti, se non la certezza di voler trovare unoccupazione che li riscatti dalle situazioni segnate dalle privazioni materiali da cui provengono. In alcuni casi emergono storie di famiglie in difficolt a causa del deterioramento delle condizioni economiche o della morte di un genitore; situazioni da cui essi desiderano affrancarsi, secondo le testimonianze raccolte. Queste particolari figure di minori migranti, dunque, soprattutto rumeni e marocchini, non sembrano tanto essere interessate alle tradizionali proposte dei servizi, (scuola, formazione ecc.) quanto alle opportunit di immediato inserimento lavorativo. La debolezza dei loro progetti migratori per li espone maggiormente ai rischi di ingresso nelle reti dellillegalit, della delinquenza e alla conseguente caduta nel circuito penale. Degli operatori raccontano di casi registrati a Roma, Napoli e a Bologna dove alcuni minori sono stati invischiati nella prostituzione, mezzo usato in questo caso (quello dei minori stranieri non accompagnati, diverso il discorso delle minori vittime di tratta) per fare soldi velocemente e guadagnare rimesse da spedire a casa. Raro il caso, secondo uno di questi operatori, che i minori esercitano la prostituzione per accedere a beni voluttuari (Int. 12). In alcuni casi, infine, stata registrata una riduzione ed in alcuni contesti la loro quasi scomparsa - dei minori rumeni dal sistema dei servizi sociali, in concomitanza con il cambiamento del loro status in cittadini comunitari. Ne consegue che essi fruiscano dei servizi sociali in modo alternato: se sono in difficolt vi si avvicinano per poi distaccarsi da essi quando si sentono pi forti e indipendenti. Pi rari, invece, in questo periodo, sono i casi di minori romeni occupati nelle campagne della Capitanata, dove vengono ingaggiati nella raccolta ortofrutticola; raccolta che si regge quasi esclusivamente sulla disponibilit della manodopera (anche - e in alcuni casi soprattutto - minorile) a basso o nullo costo. I minori marocchini Molto diverso appare invece il modello migratorio dei minori non accompagnati marocchini, allinterno del quale sono individuabili due realt distinte, corrispondenti a fasi successive dellimmigrazione in Italia. Lesperienza migratoria pi consolidata quella relativa ai minori provenienti dalla zona delle industrie di fosfati, quelle delle cittadine di Kouribga, Oued-Zem e Beni Mellal. Sono ragazzi molto piccoli, con scolarizzazione minima, che nonostante let molto giovane in cui arrivano (anche di 12-13 anni) hanno un mandato familiare molto forte. La famiglia investe importanti somme per pagare il viaggio del ragazzo, con la convinzione che le sue rimesse potranno effettivamente modificare le condizioni dellintera famiglia. I minori non accompagnati marocchini, come ricorda un Funzionario di Polizia di Roma (Int. 99), arrivano quasi sempre senza documenti e sovente partono in piccoli gruppi e con mezzi tra i pi vari e occasionali a secondo di cosa trovano e di cosa possono utilizzare: dallauto-stop alla corriera o ai treni notturni per il passaggio delle frontiere. Il viaggio, condotto nella maggior parte dei casi in camion con passeur, attraverso la Spagna e la Francia, non risulta eccessivamente rischioso per questi minori, che una volta arrivati in Italia, a Genova, Savona, Torino e Milano, raggiungono amici o parenti di cui hanno i contatti e ai quali si appoggiano nei primi periodi di permanenza. A Napoli i minori non accompagnati provenienti dal Marocco sono dediti alla vendita di fazzoletti e accendini ai semafori, ma una volta entrati in contatto con i servizi territoriali o con leducativa di strada, aderiscono in genere ai progetti che vengono loro proposti. Ben diversa la situazione riscontrata a Torino ed anche a Genova. In queste citt si rileva il caso dei ragazzi non accompagnati che arrivano perlopi diciassettenni, provenienti dai sobborghi di Sidi Moumen e che, a differenza degli altri ragazzi marocchini, presentano grosse problematiche di carattere comportamentale e di dipendenza da stupefacenti (prevalentemente colla e solventi). Una parte di essi vive in strada, dove esercitano strategie di sopravvivenza molto elementari, anche ricorrendo alla vendita di sostanze stupefacenti quali hashish e marijuana. Alle spalle hanno spesso famiglie disgregate, che non contribuiscono allorganizzazione del viaggio. Quindi questi minori partono soli e senza pianificare il viaggio e di solito lo affrontano in gruppo formato con coetanei degli stessi villaggi. Ci fa pensare che i diversi gruppi di minori non accompagnati marocchini, a seconda delle caratteristiche che hanno e coltivano e le culture migratorie magari acquisite dai familiari gi espatriati o dai genitori di amici e da familiari pi lontani si confrontano con le diverse realt italiane e reagiscono in maniera diversa. Da una parte, cercano laiuto dei servizi sociali (come affermano gli operatori di Napoli); dallaltra attivano comportamenti non chiari (chiedono aiuto e allo stesso tempo lo disdegnano, come nel caso rilevato dagli operatori di Torino) e dallaltra ancora (come rilevato da operatori di Foggia e di Mestre) non accettano rapporti con i servizi, se non in modo meramente strumentale per pochi giorni al massimo. I minori egiziani Come sopra accennato ai micro-flussi di minori marocchini si affiancano, spesso e sovente, quelli di minori egiziani. Tale vicinanza dovuta ad una somiglianza somatica sovente viene usata per scambiare la propria identit con quella altrui, per sfuggire o quanto meno rallentare - le pratiche di identificazione. Ci avviene soprattutto in mancanza di documenti o quando non vengono presentati (mostrando una denuncia alla Polizia, ad esempio). Affermare di essere marocchino per i minori egiziani a volte pi tornare utile, come per i marocchini definirsi egiziani comporta, ad esempio, una allentamento della pressione giudiziaria. Questo perch i minori egiziani hanno uno stereotipo non negativo, se raffrontato con quello dei minori marocchini. I minori egiziani, a loro volta, usano unaltra tecnica per avere maggiori possibilit di aiuto, ossia quella di dichiarasi minori palestinesi. In questi casi fruirebbero, a loro vantaggio, della solidariet diffusa che si registra per una popolazione in guerra e quindi ricevere pi attenzioni. I micro-flussi che arrivano sul nostro territorio via mare tendono ad insediarsi nelle relative regioni meridionali dove maggiore la richiesta di lavoro stagionale; richiesta di lavoro che coincide, grosso modo, per quanti arrivano via mare, con i picchi espansivi delleconomia agricola (primavera/tarda estate) e poi nel periodo invernale si spostano anche verso le aree settentrionali e nelle grandi citt del centro. I micro-flussi che arrivano via terra, invece, i cui ingressi trascendono le condizioni climatiche (come avviene via mare) soggiornano nelle citt del Nord-est e trovano occupazione, in maggioranza, nellagricoltura (ad esempio, per fruire del periodo della raccolta delle mele e della vendemmia autunnale) e nelle attivit turistiche correlate alla stagione estiva. I minori egiziani, appaiono molto propensi al lavoro stagionale, poich il loro progetto sovente temporaneo e limitato nel tempo. Linsieme di questi minori registrati nei servizi ammonta a circa un migliaio di unit. Le citt di maggior afflusso dei minori egiziani non sempre sono quelle dove vengono registrati dai servizi. Infatti, avendo una spiccata propensione al lavoro agricolo-stagionale e a quello turistico e alberghiero (sempre stagionale) tendono ad insediarsi nelle aree che permettono un sicuro inserimento nel lavoro e poi, una volta terminato, si spostano nelle grandi citt metrpolitane. Qui, nel caso che non riescono a trovare unaltra occupazione, fanno uso dei servizi sociali, registrandosi con le modalit comuni a tutti gli altri minori e fruendo di prestazioni che alleviano le loro difficolt, soprattutto abitative. La registrazione nei servizi sociali di alcune grandi citt (come Roma, Milano, Torino e Venezia/Mestre) indica soltanto il luogo dove diventano utenti dei servizi, ma non quelli dove sovente lavorano (anche se ovviamente pu esserci coincidenza, quando in alcune citt come Roma, Venezia o Firenze - il lavoro stagionale rappresenta un segmento importante del mercato del lavoro locale.) I minori afghani Un fenomeno emergente negli ultimi anni, soprattutto a Roma, Torino e a Venezia, quello dellarrivo di minori soli provenienti dallAfghanistan. La causa lo stato belligerante che si manifesta sul territorio afghano. La guerra dunque e le atrocit che produce sono alla base di questo flusso migratorio di minori non accompagnati. Il viaggio di questi ragazzi fino a poco tempo fa arrivava anche a durare 2 o 3 anni, mentre nellultimo anno (2006) pare essersi notevolmente accorciato, fino a durare qualche mese (ma le testimonianze degli operatori sono discordanti, tanto da far pensare alla compresenza di diversi tipi di sistemi migratori e di strategie individuali per mettersi in viaggio nel miglior modo possibile). Nel loro viaggio questi minori attraversano lAfghanistan, il Pakistan, lIran, la Turchia per arrivare sino in Grecia, da dove poi - o via mare o via terra - si dirigono verso lItalia. La Grecia considerata da tutti i migranti provenienti da Est come lultimo paese da oltrepassare per arrivare in Europa continentale. Le testimonianze parlano di rimpatri arbitrari, di frontiere aperte per le successive migrazioni verso lItalia, e cos via. In alcuni casi, gli operatori parlano, a proposito del caso degli afghani, di giovani adulti che affermano di essere minori perch sono a conoscenza delle facilitazioni che il sistema di accoglienza prevede per questa categoria di persone. Questa strategia considerata la migliore per ricevere protezione sociale, nonostante ci siano nel nostro sistema forme di assistenza per i migranti provenienti da aree caratterizzate da grave crisi umanitaria. Queste ultime sono conosciute per soltanto quando il percorso viene fatto seguendo i canali che le organizzazioni umanitarie suggeriscono per i profughi e i richiedenti asilo. Quasi tutti i minori non accompagnati afghani rientrano nella categoria dei richiedenti asilo. Larrivo di questi nuovi gruppi di minori non accompagnati ha prodotto la necessit, da parte dei servizi, di una revisione del loro sistema di offerta. Revisione dovuta alle specifiche necessit che questo particolare gruppo minorile propone nei servizi di accoglienza e protezione sociale. La condizione di partenza permette a questi minori di fruire delle norme di protezione accordate a coloro che arrivano da aree di guerra manifesta, dice un funzionario della Questura di Torino (Int. 25). Giuridicamente lo status differente da quello degli altri minori non accompagnati, ma dal punto di vista dei percorsi di accoglienza, dellattivazione dei servizi e delle risorse loro dedicate, non ci sono grandi differenze. Sicuramente ci sono pi problemi di analfabetismo, criticit nel recuperare documenti, poich non hanno nessuna rete sociale da attivare dato che il flusso di recente formazione, e difficolt di comunicazione linguistica; ad esempio, non ci sono nei servizi sociali mediatori linguistici (dalla ricerca ne emerso solo uno a Roma). I minori provenienti dallAfghanistan non appartengono unicamente alletnia maggioritaria pashtun, ma si dividono in misura maggioritaria tra le etnie di lingua dari e azari. Questo elemento anche, a dire della stessa fonte (Int. 25), ragione di segmentazione e talvolta di conflittualit tra gli stessi gruppi interni alla comunit. Molti di questi minori non accompagnati dichiarano di essere originari di Ghazni, una citt che si trova nel Sud dellAfghanistan. In realt Ghazni sembra essere solo una tappa intermedia del loro percorso migratorio, in quanto provengono da contesti rurali o pastorali, e pertanto usuale trovare gruppi con bassi livelli di scolarizzazione. Altri minori non accompagnati, invece, pur essendo originari di Kabul, vengono dallIran o dal Pakistan dove sono fuggiti con le loro famiglie in seguito alle persecuzioni religiose e/o politiche, o in seguito allintervento militare della NATO. Dalle testimonianze raccolte si evince che la citt di Roma rappresenta una tappa intermedia del loro percorso migratorio. In questa citt presente la comunit pi numerosa e di pi vecchio insediamento (intendendo comunque per anzianit dinsediamento quei pochi anni che ci separano dallintervento militare in Afghanistan avvenuto a cavallo tra la fine degli anni Novanta e linizio del Duemila; di fatto divenuto il luogo dove confluiscono e si dipanano le informazioni pi rilevanti per lintera comunit diversamente distribuita sul territorio nazionale (Int. 3). Questa ipotesi viene confortata dalla forte adesione che queste componenti minorili hanno nei confronti delle proposte formativo-linguistiche promosse dal Comune di Roma. Queste vengono recepite dagli stessi minori come unulteriore possibilit di protezione sociale allorquando, in mancanza di opportunit lavorative nella Capitale, decidono di continuare il loro viaggio verso il Nord Italia dove trovare lavoro e stabilirsi. Non escluso - e qui le testimonianze tendono a concordare - che il tragitto possa continuare ancora in direzione dei paesi del Nord Europa. Durante la loro permanenza a Roma, alcuni rimangono per giorni in strada, dove vengono intercettati dalle Forze dellordine; altri, invece, si rivolgono direttamente ai centri di prima accoglienza, ai quali richiedono ospitalit ed informazioni. La mancanza di adulti di riferimento nel territorio, di connazionali integrati nel tessuto socio-economico e le difficolt legate alla comunicazione linguistica, rendono la permanenza dei minori non accompagnati afghani presso i centri di prima accoglienza molto pi lunga rispetto a quella delle altre nazionalit. 2.4 Le famiglie e leffetto- spinta allemigrazione Per minori che emigrano in modo irregolare dal proprio Paese si intendono i minori che comunque partono con il sostanziale consenso degli esercenti la potest genitoriale, o comunque, in genere, non contro la loro volont. I principali motivi alla partenza sono di natura economica, legati alla ricerca di un lavoro o di un futuro migliore e vede protagonisti minori maschi e ultraquattordicenni (tipici al riguardo sono i gruppi marocchini, albanesi/kossovari, romeni, egiziani e nord-africani). Non mancano i motivi politici o correlati a situazioni di forte conflitto o a guerra aperta (tipico al riguardo limmigrazione di gruppi di minori afgani, somali ed iracheni). Infine, anche se in misura minore, arrivano minori africani (anche di genere femminile) che spinti da condizioni di povert relativa e dalle difficolt oggettive che si ritrovano davanti una volta insediatesi sul territorio nazionale entrano anche in circuiti di emarginazione e sfruttamento sessuale (come i gruppi minorili nigeriani e ghanesi). In questi casi possono prefigurarsi anche casi si tratta di esseri umani a scopo di grave sfruttamento. Queste diverse motivazioni determinano anche una diversa propensione allinsediamento e alla ricerca di una attivit lavorativa. Una parte dei minori non accompagnati sia maschi che femmine (queste ultime sono una minoranza) - lascia il Paese di origine stipulando un contratto con organizzazioni criminose (pi o meno vincolante) che gestiscono il viaggio in cambio di una somma di denaro che impegna la famiglia e il minore per la restituzione dellammontare. Lindebitamento che ne consegue espone il minore (aspetto comune anche agli adulti migranti) una volta arrivato in Italia - a forme di assoggettamento psciologico e fisico finalizzato alla sua estinsione; stato che pu sfociare, come sopra accennato, in forme di aperto sfruttamento, sia sessuale che lavorativo, allorquando il creditore (un connazionale o un italiano, o entrambi con ruoli diversi) si rivela una persona senza scrupoli e, ancora peggio, un criminale. Altri minori partono usando i canali irregolari ma meno influenzati dalle organizzazioni criminali e dunque non si assoggettano a pressioni indebite per la restituzione della somma ricevuta per affrontare il viaggio. Di fatto sono canali quasi auto-gestiti o gestiti da persone lontane dalla malavita internazionale, persone che riescono, in modo artigianale, a gestire interstizi importanti del trasferimento di persone da un paese allaltro. Altri minori ancora partono utilizzando denaro della famiglia (allargata) o di parenti che sono gi in Italia o di amici che li invogliano a raggiungerli nel nostro paese anche allo scopo di avere compagnia e qualcuno con cui condividere lesperienza migratoria. In questi casi il debito o leventuale debito contratto potr essere restituito senza nessuna particolare pressione negativa e assoggettante. Questo perch quando sono i parenti o gli amici stretti a versare la somma per emigrare si tratta, in sostanza, di una forma di investimento che questi fanno sul minore intenzionato ad espatriare. Senza dimenticare, come gi detto, che pu benissimo trattarsi di una strategia intenzionale del nucleo familiare o del gruppo di pari del minore che si trova gi in Italia. nella gran maggioranza di casi il progetto di emigrazione quindi quasi sempre elaborato nellambito familiare che cerca di rispondere ai fattori (push) di spinta/di allontanamento da condizioni di deprivazione e mancanza di opportunit e a fattori pull, ossia di attrazione verso il nostro Paese come luogo dove vivere unesistenza migliore. Tra i fattori pull cruciale la domanda di lavoro propagandata dai mass media e dai racconti dei migranti di ritorno o da conoscenti che oramai vivono stabilmente in Italia e alimentano il sentimento di speranza di una vita migliore in controtendenza al sentimento di deprivazione relativa che sovente si vive in particolari aree sotto-sviluppate e depresse economicamente. Lassenza della famiglia non permette in molti casi la ri-costruzione precisa del tragitto migratorio effettuato e delle difficolt incontrate nella fase decisionale dellimpresa migratoria. I contesti familiari, cos come descritti dagli intervistati, variano significativamente. Ci dipende anche dalle caratteristiche dei luoghi di provenienza, soprattutto rispetto alle configurazioni territoriali in relazione al binomio urbano/rurale. Ma se si pensa ai contesti rurali, ad esempio, dellodierno Afghanistan, con aree soggette a tensioni belliche di particolare significativit e pericolosit, con scarse arterie di comunicazione stradale e con difficolt di trasporto, con sistemi di illuminazione e di energia scarsi, che condizionano le possibilit di emigrare, di muoversi per attraversare lintero paese o raggiungere una citt per poi partire, non possono che affiorare problematiche sociali tali da rendere lemigrazione qualcosa di particolarmente difficile. Se tale situazione la rapportiamo con lemigrazione di minori non accompagnati che partono dallEgitto, in specie dal Cairo o da Alessandria, il confronto non regge, nonostante gli attori dellemigrazione siano gli stessi, ossia minori non accompagnati afghani e egiziani. La situazione per molto simile se consideriamo i minori non accompagnati che partono dal Ghana, dal Togo o dal Senegal o dalla Nigeria. Le condizioni delle famiglie, dunque, la loro collocazione geografica e le caratteristiche della micro-societ di partenza, la sua coesione interna e dunque la capacit di progettare un espatrio influenzano in modo diretto e significativo il processo migratorio del minore solo e non accompagnato, scandendo i ritmi delle sue tappe principali, delle modalit del viaggio e dei tempi di arrivo a destinazione. Per gli albanesi e kosovari, invece, la partenza del minore non vissuta come distacco di lungo periodo o permanente, ma come un investimento familiare per completare o consolidare unagricoltura familiare che intende passare dal livello di sussistenza ad un livello pi elevato e migliorare gli standard economici della famiglia. Il mandato che le famiglie danno ai minori destinati allemigrazione non sembra creare particolari fratture o divisioni significativamente rilevanti, visto che i rapporti familiari restano alla lunga ancora saldi. Al riguardo c da dire, pur tuttavia, che una parte di queste componenti minorili e soprattutto quelle sole possono modificare il mandato familiare, poich soggetto alle trasformazioni che derivano dallinsediamento sul territorio italiano. Per i minori provenienti dal Nord-Africa il mandato familiare molto schematico: mandare soldi a casa. E ci impone al minore di non distinguere i modi per provvedervi; un mandato che egli vive con ansia e stress, in quanto equiparato ad una forma di abbandono precoce (Int. 1). Infine, occorre ribadire che realmente soli appaiono i minori rumeni, che dimostrano di non avere alcuna esigenza di relazione con i contesti familiari di provenienza, vissuti come lontani e non pi strumentalmente fruibili. 2.5 Lorganizzazione del viaggio, i percorsi intrapresi fino a prima dellattraversamento della frontiera Comune a molti dei racconti degli intervistati risultano essere le modalit del viaggio condotto dai minori, soprattutto in relazione al ruolo svolto dalle famiglie, al costo sostenuto e alle modalit di acquisizione dei soldi necessari allorganizzazione del viaggio, alle dinamiche e alle esperienze vissute durante il percorso e durante la sosta che avviene prima dellattraversamento della frontiera italiana. Lintero viaggio avviene allinsegna dellirregolarit (amministrativa) per tutti i Paesi che attraversano prima di arrivare sul territorio italiano e - trattandosi di viaggi non solo lunghi ma anche complessi - le difficolt non sono secondarie e poco significative, anche per via dellesistenza di organizzazioni criminali specializzate nei trasferimenti di migranti senza documenti. Ci espone ovviamente i migranti a possibili vessazioni, ricatti ed umiliazioni non indifferenti, poich i membri di queste organizzazioni puntano a guadagni contingenti, diventando cos fonti di pericolo perch disposte a ricorrere a mezzi insicuri e altamente rischiosi per i migranti, come le carrette dei mari di cui si ha spesso notizia dalla cronaca. Una parte dei minori che decidono di emigrare senza la protezione di un adulto, peraltro, lo fa in maniera del tutto spontanea, secondo due modalit differenti. La prima, che prevede un viaggio del tutto disorganizzato, tipica dei minori provenienti dallAfganistan, a causa delle emergenze che la guerra comporta. La seconda, pi organizzata, prevede un viaggio la cui regia rimessa spesso alle organizzazioni criminali specializzate e, paradossalmente, poich sono in possesso di competenze consolidate nel tempo, risulta essere la via pi sicura, perch solo le organizzazioni che si muovono in modo capitalistico, imprenditoriale garantiscono quasi il buon esito dellintero spostamento fino ai luoghi ante-frontiera stabiliti in precedenza (Int. 40). La prima modalit di ingresso lattraversamento dei varchi terrestri del confine Nord orientale e Nord occidentale. Il traffico illecito si serve di ogni possibile veicolo, soprattutto commerciale, per far pervenire a destinazione il carico, ma non raro il passaggio del confine a piedi. Normalmente dai racconti acquisiti emerge che i minori non accompagnati seguono un tragitto organizzato dai passeur che, nel caso del confine con la Slovenia, conducono i minori in luoghi poco sorvegliati dalla Polizia. Da questi possibile entrare con facilit sul territorio italiano proseguendo a piedi, per poi incontrarsi con gli accompagnatori dellultimo tratto e poi con questi o con loro complici verso la prima grande citt dellarea. Il versante Nord occidentale, dalle interviste raccolte, sembrerebbe pi semplice da oltrepassare; infatti gli operatori che hanno raccolto le storie dei ragazzi, riferiscono che la maggioranza di questi non ha avuto nessun problema. Spesso dicono di aver passato il confine con un parente, dove parente, per un intervistato del Comune di Firenze, sta per connazionale, come nel caso dei minori non accompagnati marocchini (Int. 34). Questi, infatti, entrano a Gibilterra o nelle costa limitrofa risalgono la Spagna e attraversano la Francia meridionale per poi arrivare a Marsiglia e dunque proseguire per Ventimiglia e infine entrare in Italia. La seconda modalit, per molti aspetti pi tragica e documentata dalla cronaca, quella via mare. Le coste maggiormente interessate sono la Puglia, la Sicilia sud orientale, il litorale ionico della Calabria, nonch i porti di Trieste, Venezia, Ancona, Bari e Brindisi; coste, queste ultime, che vengono approdate, in particolar modo, dalle popolazioni provenienti dalle regioni del Nord Africa, ma anche dai profughi iracheni e turchi di etnia curda e popolazioni provenienti dallAsia, soprattutto come gi detto - afghani, almeno in questo periodo particolare per la storia del loro Paese. Le cinque aree di frontiera italiana pi significative sono: la costa adriatica pugliese (in particolare Otranto, che dista solo settanta miglia dalla citt albanese di Valona); la costa ionica calabrese (zona di sbarco da carrette di mare e (temporaneo) insediamento di migranti provenienti da molto lontano); Trapani, (punto di arrivo di tunisini e di altri immigrati provenienti da quella costa); Ventimiglia (dove gli immigrati si affollano per entrare o recarsi in modo irregolare in Francia e proseguire il proprio viaggio, anche verso lOlanda e lInghilterra); infine Gorizia. La frontiera, come afferma unintervistata dellASL 22 di Mestre, il luogo dove per molti minori inizia lesperienza migratoria, poich per molti di essi larrivo e le relazioni che si intraprendono per iniziare il percorso di insediamento che determina lidentit del migrante (Int. 45). Ed proprio questo uno degli aspetti pi interessanti che mette in dubbio la certezza che molti intervistati hanno nel dichiarare che i minori non accompagnati sono bene informati sui loro diritti. Infatti, dalle interviste effettuate a Crotone e Foggia, dove non possibile sfuggire ai controlli di frontiera, risulta che molti minori si dichiarano maggiorenni proprio per timore di essere rispediti indietro. Questa informazione ci restituisce un quadro di incertezza sulla consapevolezza dei diritti che hanno questi minori. 3. Il sistema di accoglienza. Modalit di intervento e criticit rilevate 3.1 Larrivo e lingresso del minore straniero: i sequestri - lampo I minori stranieri non accompagnati seguono dunque le rotte utilizzate dai flussi migratori tradizionali e le loro modalit di viaggio sono le stesse. Diverso invece il grado di vulnerabilit sociale ed esistenziale che i minori manifestano in modo superiore rispetto alle altre fasce di et e che si ripercuote su di essi in vista dellattraversamento della frontiera. I minori, infatti, dopo un viaggio estenuante si aggregano, con i compagni di viaggio, in localit specifiche prima di oltrepassare in modo deciso la frontiera. I minori che entrano sul territorio nazionale possono essere suddivisi in tre gruppi: minori che arrivano con i loro genitori ed affrontano con loro tutto liter di ingresso, di identificazione e di insediamento; minori che arrivano con genitori o con uno di essi o con un parente stretto ma che decidono di muoversi separatamente. I familiari sanno che per i minori il trattamento in caso di intercettazione da parte della Polizia diverso e dunque puntano comunque a far entrare i minori. Questi ultimi, sono infatti considerati alla stregua di adulti, quali agenti di supporto alla strategia migratoria della famiglia originaria. In questi casi i minori affermano di essere soli e dunque non accompagnati - e gli adulti che li hanno seguiti assecondano tali versioni. Entrano dunque sul territorio nazionale in modo separato, si organizzano diversamente e poi si ricongiungono in altre localit; minori non accompagnati, per definizione meno protetti a causa dellassenza di figure genitoriali o di altri adulti di prossimit. 3.2 Lintercettazione del minore straniero non accompagnato. Le procedure di riconoscimento e alcune stime numeriche Le procedure di riconoscimento Lintercettazione di minori e il riconoscimento dellet corrispondente, che avviene nelle prime fasi di ingresso in Italia, uno dei momenti di maggior importanza per lattivazione di strategie di aiuto. Riconoscere il minore come tale non affatto semplice e questa difficolt produce lattivazione di procedure diverse. Lintercettazione dei minori alla frontiera, ma gi in territorio italiano, avviene in generale soltanto quando avvengono gli sbarchi sulle coste meridionali. Per le frontiere terrestri lintercettazione molto difficile se non quasi impossibile, almeno al momento dellattraversamento. In questi casi la procedura di intercettazione e riconoscimento perviene alla sua naturale maturazione una volta che il minore si trovi nelle strade delle citt settentrionali e anche centrali, dove progetta linsediamento, ossia dove riesce a trovare condizioni che gli permettano la sussistenza o condizioni sostenibili e sopportabili. Dalle interviste emerge con chiarezza che la loro intercettazione da parte della Polizia avviene molto spesso nelle ore notturne, cio dopo gli sbarchi. In sostanza, lintercettazione dei minori non accompagnati e il loro riconoscimento come tali pu avvenire in tre maniere diverse, e cio: ad opera della Polizia allarrivo del minore, appena sbarcato nel caso di ingresso dalle frontiere marittime, o appena entrato sul territorio nazionale nel caso di ingresso dalle frontiere terrestri. Nelluno e nellaltro caso il riconoscimento segue immediatamente lintercettazione; su richiesta dei servizi sociali, nel caso di apparente dubbio rispetto alle dichiarazioni del minore, una volta entrato nei Centri di prima accoglienza per vie diverse dallaccompagnamento da parte della Polizia; su richiesta dei servizi sociali e delle comunit educative, laddove vengano rilevati comportamenti inadeguati allet e di conseguenza alla coabitazione con gli altri ospiti delle medesime comunit. Si tratta di verifiche che avvengono a posteriori: o perch si in presenza di una dichiarazione non vera (linteressato ha dichiarato meno anni di quelli che realmente ha, oppure ha appena compiuto il diciottesimo anno di et e lo nasconde per rimanere in comunit protetta); oppure si in presenza di unet realmente minorile ma con comportamenti pi maturi rispetto alla media dei coetanei. Aspetto, questo, piuttosto diffuso, data la precoce maturit dei ragazzi provenienti da paesi dove il sistema scolastico fragile e non riesce a portare i ragazzi stessi fino alla conclusione delle classi dellobbligo. In questi casi entrano nel mercato del lavoro ancora minorenni, in modo precoce rispetto ai coetanei italiani e dunque acquisiscono comportamenti sociali apparentemente pi maturi. In merito alle prassi usate nei diversi contesti, ci che emerge che raramente lesame per verificare la minore et viene applicato in maniera sistematica, mentre variabile la frequenza con cui si utilizza come prova in presenza di dubbi sulla minore et delle persone intercettate. Secondo alcuni operatori intervistati, la prassi di convalidazione della minore et poco applicata sia perch la sua attendibilit non potrebbe che essere di tipo orientativo (mediamente registra uno scarto che pu variare da sei mesi ad un anno, dichiara un avvocato di Crotone, Int. 32), sia perch il costo dellesame grava sullente/servizio. La fuga, la dispersione territoriale e la permanenza nei servizi di pronto intervento e di accoglienza Fenomeno molto diffuso tra i minori stranieri la fuga, sia allindomani (se non in concomitanza) del loro arrivo, sia successivamente allentrata in servizi di accoglienza. Rispetto alla prima ipotesi, essa pu avvenire al momento stesso dello sbarco, in concomitanza con i primi soccorsi e in concomitanza del fatto che i soccorritori (personale di Polizia e dellassistenza sociale) sono concentrati nelle operazioni di sbarco e non a prevenire le possibilit di fuga (competenza pi giudiziara che sociale). Di tutti i minori che entrano in Italia, quindi, solo una piccola percentuale esprime la volont al momento dellintercettazione di essere aiutato, di essere accompagnato a servizi di protezione sociale. Nel Meridione questa percentuale si aggira intorno al 20/25% del totale, dunque su circa 750/1.000 minori, quelli che accettano un percorso di protezione, non superano le 150/250 unit, suddivisi in circa una decina di case-famiglie e centri di accoglienza dislocati nelle cinque regioni del Sud Italia. Per il Nord Italia la stima pi difficile, poich il numero di ingressi degli immigrati stranieri notevolmente maggiore e stando alla Caritas Diocesana stimabile, prudenzialmente, in circa 100/120.000 persone allanno (con un rapporto di circa 17/20 a 1 ingressi rispetto al Sud e alle Isole). Se adottiamo per calcolare il numero di minori che entrano nelle frontiere settentrionali la stessa percentuale (cio 20/25%) usata per il Sud, ne consegue che su circa 100/120.000 unit (ossia gli ingressi irregolari dalle regioni settentrionali) i minori oscillano tra i 22.000/27.000 unit (stima minima e massima). Per un totale complessivo, cio la sommatoria di quelli del Meridione e quelli del Settentrione, di circa 26.000 unit medie annue. Rispetto, invece alla seconda ipotesi, una volta accettato in un Centro di prima accoglienza il minore ha verso il servizio comportamenti differenti, che chiamano in causa lorganizzazione del servizio medesimo, le aspettative del giovane e la congruenza tra queste ed il programma di protezione proposto. Aspetti che causano, purtroppo, anche nella fase di prima accoglienza, fughe ed allontanamenti di una buona parte di questi minori. Un operatore della cooperativa Agor di Crotone (Int. 31) del parere che questi ragazzi vengono per lavorare e noi per mezzo della normativa corrente - non glielo permettiamo, poich sono appunto minori. Loro non lo capiscono non capiscono i nostri servizi di protezione che a loro sembrano avamposti della detenzione carceraria e scappano. Loro arrivano per lavorare hanno questa forte aspettativa arrivano che si sentono adulti la famiglia li ha fatti emigrare per mandare rimesse e noi, trasformandoli in minori, vogliamo a ragione proteggerli e quindi gli vietiamo di fatto lingresso nel mondo del lavoro. Per questo scappano. Le loro aspettative non sono legittimate, non vengono riconosciute. 3.3 I sistemi di prima accoglienza locali. Il contatto con i servizi territoriali e le richieste di aiuto avanzate dai minori La prima accoglienza e il lavoro sinergico tra servizi sociali e Polizia Nei contesti di analisi della presente ricerca, emerge una costante significativa che caratterizza lintero lavoro sociale verso i minori non accompagnati: lo stretto rapporto tra la Polizia e i servizi sociali locali, sinergia importante per due motivi specifici. Il primo lazione intercettativa portata avanti dalle autorit giudiziarie, al fine di sostenere quelle componenti minorili in difficolt perch vulnerabili, perch impossibilitate a perseguire il proprio progetto migratorio. Il secondo, la consapevolezza che in presenza di minori ci che occorre fare subito attivare interventi di protezione sociale; interventi volti a salvaguardare la loro integrit psico-fisica nella migliore maniera possibile, anche perch la normativa al riguardo piuttosto chiara. Le prassi di gestione del fenomeno - in particolare dal punto di vista della protezione sociale - sono piuttosto consolidate, ma emergono delle grandi disomogeneit dovute alla diversa capacit dei comuni di affrontare la problematica, oltre che allazione congiunta di Questure e servizi sociali territoriali. Le modalit di contatto che i minori hanno con i servizi, una volta entrati sul territorio nazionale e superate le fasi dellingresso e della prima intercettazione, sono di tre tipi: intercettazione dei minori in strada da parte delle Forze dellOrdine: i ragazzi vengono individuati e identificati come minori non accompagnati, poich trovati da soli e senza tutele genitoriali o di altri adulti di stretta prossimit; presentazione dei minori presso le Questure per lidentificazione, dichiarando la minore et e chiedendo lattivazione di percorsi di regolarizzazione; presentazione spontanea dei minori direttamente presso i servizi sociali in genere quelli di prima accoglienza o fatto non inusuale presso le comunit educative: ci avviene a fronte di difficolt che incontrano e dunque ad informazioni, che acquisiscono allinterno delle rispettive comunit di riferimento, attraverso il passaparola interno. Va chiarito peraltro, che, nonostante quanto affermato da alcuni intervistati, la fotosegnalazione strumento adottato dalle Questure esclusivamente per finalit di tipo investigativo (rintracciare un soggetto in caso di indagine) non avendo, invece, nessuna funzione nel processo di accoglienza. Tale adempimento, infatti, introdotto dalla legge Bossi Fini (del 2003), risponde esclusivamente ad unesigenza di ordine pubblico e non ha alcun fine di protezione/agevolazione dellaccoglienza, trattandosi di mero strumento per la semplificazione delle indagini e ricerche di eventuali criminali. Il circuito penale e quello sociale. Lavorare in emergenza Lintercettazione dei minori viene quasi sempre effettuata dalla Polizia, nelle sue diverse articolazioni specialistiche, o dalla Polizia municipale. Meno probabile che i minori arrivino direttamente al servizio che se ne prende carico. Lintercettazione della Polizia avviene per due motivi particolari: o perch il minore commette azioni configurabili come reati di micro-criminalit e dunque viene individuato, fermato e sottoposto a colloqui finalizzati per capire cosa avvenuto e valutare la gravit del reato commesso; o perch il minore viene trovato in condizioni di manifesto abbandono o in situazioni di pericolosit o potenziale pericolosit, (o lui stesso a chiedere aiuto alla Polizia). Nel primo caso il minore viene inviato ai Centri di prima accoglienza penale (CPA), cui seguir una causa davanti al Tribunale minorile. Nel secondo caso viene inviato ai servizi sociali ed inserito nel circuito di protezione. 3.4 La permanenza nel percorso di protezione sociale e le aspettative del minore Il permesso di soggiorno necessario I minori che restano nei centri di prima accoglienza sono dunque solo una parte di quelli che vi entrano, dal momento che molti di loro, una volta rimessisi in sesto e riposati, scelgono cosa fare: uscire o rimanere nel circuito protetto. La scelta di seguire un programma di protezione vuol dire poter accedere al rilascio del permesso di soggiorno, che regolarizza la posizione giuridica degli interessati. Coloro che restano, dunque, sono generalmente intenzionati a seguire il percorso di aiuto che si traduce in quellofferta di servizi chiamata seconda accoglienza, mirati ad un programma strutturato di protezione sociale. In questa condizione il minore pu puntare ad avere un permesso di soggiorno, in base a quanto si stabilisce e si valuta con i servizi sociali di riferimento. In questi casi si avviano le pratiche per il conferimento della tutela del minore che pu essere riconosciuta al servizio, oppure ad un tutor (in genere un operatore sociale con il quale il minore stabilisce un buon rapporto). In tutto il territorio nazionale, i servizi sociali fanno una segnalazione al Giudice Tutelare per lapertura di una tutela del minore, che sia stato verificato essere in stato di abbandono. Rispetto allapertura della tutela, si riscontrano grandi differenze di procedure tra Nord, Centro e Sud. In queste ultime due la tutela viene assegnata sempre ai servizi sociali (con variazioni: al sindaco; al dirigente dellufficio, finanche al responsabile della comunit alloggio). Al Nord, invece, ormai prassi lassegnazione della tutela a un tutore, che svolga una effettiva funzione di terza parte rispetto a chi eroga lassistenza ( il caso, ad esempio, di tutte le citt del Veneto, e di Firenze). La tutela permette linoltro delle pratiche per acquisire di permesso di soggiorno. Questo pu variare, come possono variare le modalit da seguire per il suo conseguimento, a seconda delle prassi in vigore in un determinato periodo storico. Nel senso che le normative e dunque le procedure da seguire, cambiano abbastanza di frequente e questo non pu che portare disagio a quanti intervengono nel settore occorre quindi sempre tenersi informati sempre pronti a capire la strategia normativa da seguire, ricorda la responsabile del servizio minori di Torino Il permesso per minore et e il permesso per affidamento In generale, pur tuttavia, il rilascio del permesso di soggiorno pu avvenire unicamente per minore et per affidamento Il permesso di soggiorno per minore et pu essere rilasciato per periodi limitati, o fino al momento in cui linteressato non raggiunga la maggiore et. A volte il rilascio avviene dietro semplice presentazione della relazione dei servizi sociali, a volte solo vincolato alla presentazione del provvedimento di tutela. La possibilit di ottenere un permesso per affidamento, piuttosto che per minore et, determinante per laccesso al rinnovo del permesso di soggiorno al compimento della maggiore et. Al contrario, la legge Bossi-Fini prevede che, solo chi stato inserito e ha seguito per almeno due anni un progetto di inserimento, possa veder convertito il permesso per minore et. Sapendo che questa condizione riguarda un numero limitato di minori ovvero solo quelli che sono giunti verso i 15 anni chiaro che il riconoscimento del permesso di soggiorno per minore et rappresenta un freno al processo di inserimento, comunque avviato attraverso il progetto educativo svolto con il minore accolto. Questo aspetto di non chiarezza si ripercuote anche nelle pratiche di affidamento. Infatti, come abbiamo accennato, a volte la presenza dei genitori occultata e nascosta per svariati motivi. In questi casi, pur tuttavia, una volta riemersi i familiari, le procedure di affidamento a terze persone o al servizio di riferimento possono determinare situazioni differenti. Infatti, nel caso dellaffidamento agli eventuali familiari (in realt molto frequenti in alcuni specifici contesti e per alcuni gruppi nazionali) si possono verificare due condizioni: il caso di unassegnazione di un tutore preliminare allindividuazione del familiare, e della conseguente coesistenza sia di un tutore sia di un parente affidatario; la sospensione della richiesta di un tutore per la procedura di affidamento al familiare; in questo caso i servizi sociali svolgono funzione di tutore per il tempo necessario allo svolgimento della pratica, generalmente pi lenta della prima. In tutte le citt presente, oltre a un servizio specifico, una o pi strutture di prima accoglienza che sono preposte ad ospitare per periodi brevi i minori non accompagnati allo scopo di assolvere alle prime formalit, fare osservazione sul minore, sulla situazione psicofisica e sulleventuale rete sociale, comprendere i bisogni e la progettualit. Un dato comune quello dellaleatoriet dei limiti di tempo previsti per la permanenza dei minori in queste strutture, che sopperiscono spesso alla saturazione dei posti delle comunit educative territoriali. E anche vero il contrario, ovvero che la saturazione delle comunit di pronta accoglienza porta spesso allutilizzo di alcuni posti riservati presso le comunit educative per laccoglienza notturna improvvisa dei ragazzi intercettati dalla Polizia nella sua azione di controllo del territorio. La seconda accoglienza. Le comunit residenziali e le case famiglia Come detto, una residua percentuale di minori accetta le procedure previste dai servizi di seconda accoglienza dando una pi marcata definizione al proprio progetto migratorio. Le condizioni cui i servizi accettano la presa in carico di un minore sono: lavvio delle pratiche di regolarizzazione e di acquisizione del permesso di soggiorno, la permanenza in case-famiglia o comunit residenziale a diversa organizzazione interna, il rispetto delle regole di convivenza ed intra-comunitarie. Questi aspetti e quindi il primo abbozzo di percorso dal punto di vista socio-educativo fanno parte della procedura che occorre assolvere per linserimento in comunit. La presenza di un minore non accompagnato comunicata dalla polizia e dai servizi sociali, al Comitato per i Minori Stranieri, titolato al censimento delle presenze sul territorio italiano.Nel tempo, questa rimasta lunica attivit del Comitato, che ha via via abbandonato le indagini sulle famiglie di provenienza dei minori per verificare lopportunit del rimpatrio. Va ricordato, peraltro, che, pur avendo per lungo tempo deciso in merito al rimpatrio dei minori (a volte fondandolo sulla volont del minore stesso, a volte sulle sue difficolt ad inserirsi nel programma di protezione) il Comitato non avrebbe dovuto arrogarsi tali competenza, trattandosi di organo amministrativo. I rimpatri da questo effettuati, nel tempo, comunque, sono stati pochi, e di solito legati ad un accordo esplicito con il minore, la cui volont stata sostenuta anche con laiuto economico del Comune. Sono stati anche citati casi in cui il rimpatrio dei minori stato ostacolato dalle famiglie stesse in virt dellinvestimento fatto per la partenza: sia per poter fruire delle rimesse inviate dal minore migrante lavoratore, sia per poter poi beneficiare del ricongiungimento familiare. In caso contrario, cio nei casi in cui il rimpatrio dovrebbe emergere da una disposizione dellautorit giudiziaria, difficilmente si porta a termine, perch i minori lo rifiutano o si rendono irreperibili. I percorsi e le modalit di re-inserimento. Il lavoro, la scuola e loperato delle reti locali nella creazione del sistema di offerta Ci che accomuna tutti i minori che intraprendono il percorso migratorio per raggiungere il nostro paese la richiesta di lavorare, ancor prima di quella di poter ottenere il permesso di soggiorno, nonch laspirazione al benessere economico immediato e laccesso agli stessi modelli di consumo dei coetanei italiani. Per questo i tradizionali progetti di inserimento sociale proposti dai servizi territoriali non sembrano corrispondere alle esigenze di alcuni di loro. Infatti, i progetti educativi proposti dai Comuni prevedono sempre dei percorsi formativi, siano essi di scolarizzazione, di lingua o di apprendistato. I minori che risultano in misura maggiore refrattari alle proposte formative sono i ragazzi romeni, per i quali tali proposte appaiono poco funzionali al loro progetto migratorio (tanto che le fughe che si registrano per questo gruppo sono maggiori di quelle relative altre nazionalit). Con una parte dei minori rumeni si registrano problemi di adattamento anche dai servizi di seconda accoglienza residenziale. Invece, per i minori marocchini e quelli provenienti dal Centro Africa, si rileva un progetto migratorio sostanzialmente diverso e molto pi orientato a perseguire percorsi di media durata, come quelli che vengono proposti dai servizi residenziali. Queste ultime componenti minorili, gravate dal mandato ricevuto dalle famiglie rimaste nei loro paesi e dal forte senso di responsabilit che nutrono nei confronti delle stesse, si mostrano pi interessate alla preliminare regolarizzazione del loro status giuridico attraverso lottenimento dei documenti di soggiorno. In questi casi, ad esempio, secondo un operatore di Dedalus (Int.1), la strategia dellEducativa di strada di Napoli, attiva anche con un Centro aggregativo in cui sono presenti operatori ed un esperto legale, sembra essere pi funzionale alle aspirazioni dei minori, riuscendo a coinvolgerli in un processo di costruzione di un nuovo progetto migratorio. In questa esperienza, lidentit di bambini-adolescenti prende di nuovo forma attraverso il gioco e la realizzazione di un rapporto fiduciario tra operatori e ragazzi. Si aprono cos, per i minori, nuove prospettive allinterno delle quali anche i corsi di lingua e di informatica sono accolti come nuove opportunit di crescita e acquisizione di competenze e non solo come strumenti volti allacquisizione diretta di un lavoro. Inoltre, anche la richiesta di residenzialit, in mancanza di alloggi o di abitazioni adeguate, riprende quota nelle richieste di questi minori. Quindi la seconda accoglienza residenziale presentata come una meta a cui arrivare e non come la condizione primaria per attivare il percorso di protezione. In tutte le realt prese in esame, i progetti di integrazione che scaturiscono dalla residenzialit alloggiativa sono comunque modulati in base alle specificit e allet dei minori. Il minimo comune denominatore di questi progetti rappresentato dallorganizzazione dei corsi di formazione linguistica. Per i ragazzi pi piccoli si punta alla formazione scolastica, inserendoli nelle scuole medie inferiori con la possibilit, nel caso che i ragazzi lo desiderino, di proseguire il percorso formativo scolastico. Per i ragazzi pi prossimi alla maggiore et invece, si intraprende un percorso di formazione professionale presso aziende disposte ad accogliere giovani tirocinanti. In alcuni contesti esistono convenzioni fisse con realt produttive locali, in altri le soluzioni vengono cercate di volta in volta avvalendosi anche della collaborazione dei Centri per lImpiego. I minori rimangono nelle comunit di accoglienza, comunit educative, case famiglia fino alla maggiore et, sebbene, ormai appare sempre pi diffusa la prassi di ospitarli anche oltre i 18 anni (a Roma e Napoli si registrano permanenze pi lunghe presso i Centri di Prima Accoglienza, dove i minori rimangono fino a 6 mesi, tempo necessario affinch si rendano disponibili dei posti presso altri centri) . Si registra infatti da parte di molti Comuni, soprattutto settentrionali, lattivazione di progetti che sostengono i ragazzi anche fino ai 21 anni. In questi casi risulta prioritario per tutti i servizi garantire ai ragazzi accolti un sostegno, almeno fino a quando non abbiano raggiunto lautonomia tramite linserimento lavorativo. Il comune di Parma, ad esempio, anche in forza dellesiguo numero di minori non accompagnati che sono in accoglienza e che in genere arrivano ai servizi territoriali, rappresenta un caso di eccellenza per le caratteristiche che ha assunto il sistema di protezione negli ultimi 5 anni. Si tratta di un sistema che poggia su alcuni pilastri ben definiti: la residenzialit (in case-famiglia e presso altre abitazioni con famiglie parmensi), la mediazione culturale (con la presenza di 12 mediatori che lavorano allinterno della rete); la cooperazione decentrata (2 i progetti, uno in Albania, laltro in fase di avvio con il Marocco); laffido omoculturale (ossia ad adulti della stessa nazionalit: nel 2007 gli affidi sono stati 50, di cui 43 omoculturali). Nello specifico ci si pone nella direzione di un accompagnamento mirato all'integrazione del minore allinterno delle famiglie affidatarie della stessa nazionalit, garantendo a queste ultime informazione ed orientamento. Lobiettivo il risultato di una costante sinergia tra risorse, famiglie di immigrati e servizi sociali residenziali e non - il cui raccordo realizzi una continuit nell'accompagnamento, dalla scuola fino all'orientamento lavorativo e alla ricerca attiva del lavoro (Int. 2). Inoltre, si rilevano variegate forme di collaborazione tra i servizi residenziali e il privato sociale che hanno permesso laccesso dei minori non accompagnati ad attivit di socializzazione e di integrazione sociale; attivit che si manifestano con lorganizzazione di tornei di calcio, di attivit di reinserimento lavorativo per minori stranieri in procedimenti penali, per quei minori gestiti congiuntamente dai servizi comunali e della giustizia minorile. Inoltre, si rilevano attivit di formazione breve (4 mesi), che permettono di affinare la politica di accoglienza adattandola al mutamento del fenomeno, che ha visto arrivare minori sempre pi vicini alla maggiore et. Queste ultime attivit sono in pratica possibili soltanto con la mobilitazione di reti locali formate da servizi di varia natura giuridica che mettono a disposizione le proprie competenze e capacit organizzative per supportare e rafforzare la tendenza dei servizi residenziali a rendere la permanenza dei minori pi adeguata possibile alle loro esigenze formative e ludico-ricreative. 3.5 La maggiore et Il raggiungimento della maggiore et un momento particolare per molti dei minori che hanno passato un periodo pi o meno lungo in strutture residenziali e dunque in condizione di protezione sociale. Al compimento del diciottesimo anno di et il principio di inespellibilit del minore cade, per ovvie ragioni. La fase precedente pu provocare in una parte dei minori in condizione di protezione sociale delle apprensioni, delle paure e dunque delle forme di insicurezza che potrebbero vanificare tutto il lavoro fatto in precedenza dai servizi residenziali. Questa fase ben conosciuta dagli operatori sociali e da quelli che governano i servizi residenziali. In vista del compimento del diciottesimo anno di et il minore viene preparato a partire da diversi mesi precedenti. Inizia una fase che possiamo definire di semi-autonomia, specifica una responsabile di comunit di Roma (Int. 3). Si preparano i ragazzi a cercare una stanza dove andare una volta che devono lasciare la comunit - continua la stessa intervistata - si inseriscono i minori in attivit lavorative e si dice loro di fare risparmi economici in vista del probabile affitto da pagare una volta terminato il ciclo protetto comunitario. Sovente teniamo i soldi noi, contandoli ogni volta che il ragazzo aumenta il suo piccolo capitale. Questa procedura d buoni risultati soltanto quando i ragazzi hanno una loro autonomia comportamentale ed esistenziale. Quando siamo in presenza di minori pi vulnerabili i problemi sono molto seri. In presenza, ad esempio, di problemi psichici o di disadattamento sociale occorre molta attenzione e preparazione professionale da parte degli operatori per affrontare tali questioni. In questi casi il ricorso a specialisti dobbligo. Per abituare i ragazzi a telefonare ad un ipotetico datore di lavoro usiamo il metodo simulativo. Ossia, simuliamo una telefonata molte telefonate fino a quando il ragazzo non prende confidenza nel presentarsi dice un operatore di Napoli. Questa pratica li rende pi autonomi e un po pi sicuri. Senza contare che quando lo facciamo coinvolgiamo tutta la casa-famiglia e allora diventa anche un grande gioco collettivo (Int. 1). Riusciamo a far fare a dei minori in accoglienza residenziale anche dei corsi di formazione professionale allorquando riusciamo ad inserirli in Istituti parificati, ossia Istituti di formazione riconosciuti dalla Regione ed accreditati come scuole dellobbligo, come la scuola edile di Pomezia (vicino Roma); dopo aver compiuto diciotto anni passano alliscrizione al collocamento e dunque possono fruire di un contratto di apprendistato lavorativo e avere un permesso di soggiorno corrispondente (Int. 6). Insomma, di fatto il compimento del diciottesimo anno di et non significa automaticamente lespulsione dallItalia, poich modalit di proseguire il percorso di inserimento iniziato in comunit si possono trovare anche se occorre una grande disponibilit e caparbiet da parte degli operatori sociali. In genere, al compimento del diciottesimo anno si valuta la situazione del ragazzo e le opportunit che si presentano per proseguire il progetto educativo. Ci pu accadere per i casi di particolare vulnerabilit, o al contrario per permettere il completamento di percorsi virtuosi di inserimento, di studio o di formazione professionale. Le strutture si incaricano di accompagnare il minore nel passaggio allautonomia anche negli aspetti psico-sociali. A Firenze, Roma e Napoli esistono strutture che gestiscono per conto del Comune degli alloggi protetti, nel senso che la dismissione dal servizio di accoglienza, assistenza sociale ed educativo avviene in maniera progressiva, attraverso la figura di accompagnamento di un operatore che durante il giorno va incontro alle diverse esigenze che permangono nel percorso di inserimento dei ragazzi. Durante la permanenza in queste strutture viene proposto loro come sopra accennato - anche un percorso di responsabilizzazione che li porti poi verso una completa autonomia e indipendenza allo scopo di prevenire le ansie e le possibili paure del passaggio alladultit.  Dati del Comitato Minori Stranieri presso il Ministero del Welfare.  Questi minori infatti possano incontrare difficolt diverse nel soggiorno nel nostro paese a seconda dellassenza o della presenza di uno dei genitori. Anche perch le strade soprattutto tra padre e figlio possono dividersi in presenza di serie difficolt insediative: il padre soggiorna, ad esempio, a Milano o Bologna, il figlio a Roma o Palermo. Con la presenza della madre questa separazione sembrerebbe pi difficile, poich soprattutto se siamo in presenza di figli maschi scatta un meccanismo di reciproca assistenza e quindi si tende a restare uniti.  Per tale ragione, a rigor di logica, le componenti minorili romene seppur sole, ossia senza adulti di riferimento sul territorio nazionale, non dovrebbero pi rientrare nella categoria di minori stranieri non accompagnati. Nello svolgimento della ricerca, pur tuttavia, si scelto di considerarli come tali per tre motivi principali: da una parte, poich sono numericamente significativi (rappresentano la componente maggioritaria), dallaltra, poich la scescita numerica risale alla fase precedente lentrata a pieno regime nellUnione europea ed infine poich i loro atteggiamenti/comportamenti osciali ricalcano, in buona sostanza, quelli degli altri minori appartenenti alle diverse collettivit straniere.  I dati forniti dal Comitato per i minori stranieri per il 2007 rappresentano una stima delleffettiva presenza di minori non accompagnati in Italia, in quanto un certo numero di minori non vengono segnalati.  I Centri/case-famiglia per minori sono quelli di Ragusa, Siracusa, Messina, Crotone, Bari, Lecce e Foggia     PAGE  PAGE 2  ./0359 ȱqȱVB*/h+h+6B*CJOJQJ]^JaJph33&h+5B*CJOJQJ^JaJph334h+h+5B*CJOJQJ^JaJmH ph33sH &h+5B*CJOJQJ^JaJph&h+h+5CJOJQJ\^JaJ/h+h+5B*CJOJQJ\^JaJph33,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph33,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph@jh+h+5B*CJOJQJU^JaJmHnHphu ./0123456789>?@ $7$8$H$a$gd+$7]`7a$gd+ $7$8$H$a$gd+sV](]*]B $7]`7a$gd+$7]`7a$gd+$7]^7a$gd+$a$gd+]gd+ $7$8$H$a$gd+ Y Z  ;͹͋vXvBv+h+h+>*CJOJQJ^JaJnHtH:h+h+56B*CJOJQJ\^JaJnHphtH(h+h+CJOJQJ^JaJnHtH-jh+h+0JCJOJQJU^JaJ,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph&h+5B*CJOJQJ^JaJph h+h+CJOJQJ^JaJ#h+h+5CJOJQJ^JaJh+h+6OJQJ]^J   ;<$ ,*$1$],a$gd+ $,],a$gd+$,*$1$],a$gd+$ *$1$]a$gd+$ 7$8$H$a$gd+$ Tdha$gd+0U_u* + %%i'm'))L++,,--0ϷϷϡϷφϷϷppϷϷYH h+h+CJOJQJ^JaJ,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph+h+h+6CJOJQJ^JaJnHtH5jh+h+0JCJOJQJU^JaJnHtH+h+h+CJOJQJ\^JaJnHtH.h+h+5CJOJQJ\^JaJnHtH(h+h+CJOJQJ^JaJnHtH5jh+h+0JCJOJQJU^JaJnHtH- . ##2'3'K+L+----umm$a$gd+ $ a$gd+$ *$a$gd+$ *$1$]a$gd+$ ,*$1$],a$gd+$ ,],a$gd+6$ ,$d%d&d'd*$1$NOPQ],a$gd+ -00?4@4\4]477K9L9;;~@@EEDHEHJJKKNN S S/V $@&a$gd+$a$gd+02@4[4\444#5]555 6 6N66728L99:;G;O;[;;;{<<<>>?8?@@@AAAAA#Aį۝۝ۆ۝۝۝rrrr& *h+h+CJOJQJ\^JaJ-jh+h+0JCJOJQJU^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ)h+h+B*CJOJQJ^JaJph,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph h+h+CJOJQJ^JaJ&h+h+5CJOJQJ\^JaJ)#AA1BBCCCCEE EEEIII?JNJJJKK'K4K:K;KFKUKnK٭٭٭٭ٜxfRf휊& *h+h+5CJOJQJ^JaJ#h+h+5CJOJQJ^JaJ#h+h+6CJOJQJ^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ)h+h+56CJOJQJ]^JaJ,h+h+56CJOJQJ\]^JaJ&h+h+6CJOJQJ]^JaJ#h+h+CJOJQJ\^JaJnKKKKKKKL&L-LVL\LLLLoMpMwMzMMMMN;NINNNNNNNNOO?OPOOgQQQQQQ R=RTRZR`RtR{RRɷɷɥɥɥɓɥɥɥɥ& *h+h+5CJOJQJ^JaJ#h+h+6CJOJQJ^JaJ#h+h+CJOJQJ\^JaJ#h+h+5CJOJQJ^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ& *h+h+CJOJQJ\^JaJ2RS S S+S@SGSHSSSSS-V0VsV}VVVV W+WWX)X0XAX/\>\\]]ܢ|ܢܢgܐ) *h+h+5CJOJQJ\^JaJ&h+h+5CJOJQJ\^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ& *h+h+CJOJQJ\^JaJ& *h+h+5CJOJQJ^JaJ#h+h+5CJOJQJ^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ#h+h+CJOJQJ\^JaJ/V0VYY]]]Q]R]x`z`fcgcffjjnnnnnn $ % a$gd+)$$d%d&d'dNOPQa$gd+$a$gd+]]Q]^^T_k_'`M`z`aabfcc d~djjjjkkkkpllomnnnnno̻~lU,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph#h+h+5CJOJQJ^JaJ&h+h+6CJOJQJ]^JaJ) *h+h+5CJOJQJ\^JaJ&h+h+5CJOJQJ\^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ2h+h+5B*CJOJQJ\]^JaJph2h+h+56B*CJOJQJ\^JaJph!nnnno ottttttwww|{}{Y~Z~[~\~]~^~)$$d%d&d'dNOPQa$gd+ $@&a$gd+$a$gd+oqqtttuuwY~Z~s~@ASTnos^Js&h+h+5CJOJQJ\^JaJ) *h+h+5CJOJQJ\^JaJ#h+h+5CJOJQJ^JaJ2h+h+56B*CJOJQJ\^JaJph#h+h+6CJOJQJ^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ2h+h+5B*CJOJQJ\]^JaJph#h+h+>*CJOJQJ^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ^~s~t~@ASTuvwno^_`$a$gd+ $@&a$gd+͡Сy nph0u ߳]r@ ۿפּr```K) *h+h+5CJOJQJ\^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ#h+h+>*CJOJQJ^JaJ,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph#h+h+5CJOJQJ^JaJ#h+h+6CJOJQJ^JaJ7h+h+5CJOJQJ\^JaJehr&h+h+5CJOJQJ\^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJϡСno UV $ % a$gd+ $@&a$gd+$a$gd+)$$d%d&d'dNOPQa$gd+ ѹ~VcvDJqt P)۵۵ۣۣwewPwێ)h+h+B*CJOJQJ^JaJph#h+h+5CJOJQJ^JaJ,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph) *h+h+5CJOJQJ\^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ&h+h+6CJOJQJ]^JaJ#h+h+6CJOJQJ^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ&h+h+5CJOJQJ\^JaJYZ[rstcde $7$8$H$a$gd+ $@&a$gd+$a$gd+ $ % a$gd+-$ % $d%d&d'dNOPQa$gd+ OPef<=uvwx$ & F Ta$gd+ $ Ta$gd+$a$gd+ $ % a$gd+)e=ouvxXwf0۵r`NNNN#h+h+CJOJQJ\^JaJ# *h+h+CJOJQJ^JaJ2h+h+56B*CJOJQJ\^JaJph#h+h+6CJOJQJ^JaJ,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph#h+h+5CJOJQJ^JaJ&h+h+6CJOJQJ]^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ&h+h+5CJOJQJ\^JaJWXQR()*+,$ & F Ta$gd+ $ Ta$gd+pqFQR<(*+,dzq\H&h+h+6CJOJQJ]^JaJ) *h+h+5CJOJQJ\^JaJ-jh+h+0JCJOJQJU^JaJ h+h+CJOJQJ^JaJ2h+h+56B*CJOJQJ\^JaJph&h+h+5CJOJQJ\^JaJ#h+h+5CJOJQJ^JaJ& *h+h+5CJOJQJ^JaJ#h+h+CJOJQJ\^JaJ,W8:Q8#{ 4 5 оooooooooXDo&h+h+5CJOJQJ\^JaJ,h+h+56CJOJQJ\]^JaJ#h+h+CJOJQJ\^JaJ& *h+h+5CJOJQJ^JaJ#h+h+6CJOJQJ^JaJ,h+h+6B*CJOJQJ^JaJph#h+h+5CJOJQJ^JaJ,h+h+5B*CJOJQJ^JaJph/h+h+5B*CJOJQJ\^JaJph8:{4 5 p q ^ _     $ & F Ta$gd+ $ a$gd+$ & F T*$a$gd+ $ Ta$gd+5 p q ^       6   no,. 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