ࡱ> { <bjbjWW 55i,b b %"Gggg{{{{8L{fN>'r,. N N N N N N N@PR Ngp/J&>'p/t/ NZ1ccK NZ1Z1Z1x/~c^g NZ1p/ NZ1Z1AJJgL?}i{0d KLD6N0fN'KSZ1S4LZ1gLp/p/p/b :    EUROPEAN FORUM ON STREET CHILDREN 2009 Migration of unaccompanied children: The increasing challenge to a Social EU. The origin countries in Central and Eastern Europe after the first years of EU membership Intervento d.ssa Serenella PESARIN Direttore Generale per l'attuazione dei Provvedimenti Giudiziari Dipartimento per la Giustizia Minorile Ministero della Giustizia Italia Introduzione Non semplice tentare di fare una riflessione sui diritti umani e sui diritti fondamentali dei quali sono portatori i bambini e gli adolescenti, difficilmente si trova qualcuno che afferma di NON essere dalla parte dei minori ma: In che modo stiamo dalla loro parte e come ci stiamo? quanto spendiamo per le politiche giovanili? quali Protezione e quali tutele giuridiche mettiamo loro a disposizione? Sappiamo che esistono Trattati e Accordi a livello europeo ma, in realt, non esiste lopportunit di una tutela giuridica in grado di dare adempienza a quanto sancito dai vari Paesi; in sostanza molto difficile individuare delle politiche idonee in grado di porre fine alla violenza e allo sfruttamento dei minori. Ancora oggi, persino nei paesi cosiddetti sviluppati, vi sono diritti violati e negati, il bambino rimane ancora soggetto destinatario di interventi e non soggetto titolar e di diritti e doveri in grado di dare il proprio apporto e il proprio contributo attivo alla societ in cui vive. In alcuni Paesi, i piccoli vengono persino utilizzati per sminare i campi minati poich, ovviamente, costano meno; anche da noi, tuttavia, lo sfruttamento e il lavoro minorile non sono fenomeni cos rari, ci avviene purtroppo in tutto il mondo e in tutte le civilt ricche ed avanzate. Altro punto fondamentale rispetto al tema dei bambini di strada e dei minori non accompagnati che i dati a nostra disposizione non sono attendibili, vi sono troppe fonti, troppe agenzie con metodologie e sistemi di rilevazione e lettura degli stessi molto diversi tra loro. Vi dunque la necessit di individuare un sistema univoco per la rilevazione dei dati nonch lurgenza di effettuare una terapia semantica dei termini e dei concetti principali orientata alladozione di una terminologia comune e condivisa. Durante la stipula dellaccordo intergovernativo tra Italia e Romania una delle difficolt maggiori incontrate stata proprio la mancanza di un vocabolario ed un linguaggio comune (chi sono i soggetti titolati ad intervenire?; Cosa si intende per minore non accompagnato?; Cosa implica la presa in carico di un minore non accompagnato?). A tal proposito, per quel che riguarda lesperienza dellItalia, il problema che questi minori, questi bambini e adolescenti non accompagnati, spesso sono in realt male accompagnati Vi siete mai chiesti perch tendono a scappare dalle strutture protette? Perch accade se vero che ogni Stato ha una legislazione nazionale che li tutela, delle ONG e/o strutture e servizi pubblici e non , deputate alla loro protezione e alla loro tutela? La legislazione italiana poi prevede anche la figura del Giudice Minorile, dei Tribunali solo per i minorenni,organi giudiziari che non si trovano in tutti i Paesi, ma allora perch scappano? Scappano perch coloro che li hanno comprati dalle famiglie di origine minacciano di fare del male ai loro famigliari se loro si sotraggono da tali organizzazioni,questa la realt ed per questa ragione che tornano da coloro che li sfruttano. Il dipartimento per la Giustizia minorile italiano e il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati In Italia, allinterno del Ministero della Giustizia, esiste un Dipartimento specifico rivolto ai minori, il Dipartimento per la Giustizia Minorile. Il minore viene trattato separatamente dalladulto, ha un processo a parte, degli istituti giuridici dedicati e un giudice apposito, il giudice minorile. La tradizione, in materia di tutela del minore, fa prevalere sia per i detenuti italiani che per gli stranieri la funzione educativa, riabilitativa e riparativa allinterno del sistema penale, laddove i minorenni stranieri, in particolare, di prima e/o seconda generazione, comunitari, neo-comunitari, extra-comunitari e/o non accompagnati, subiscono spesso una doppia intolleranza, in quanto stranieri e autori di reato, a volte portatori di linguaggi incomprensibili, modalit comportamentali sconosciute, usanze religiose e alimentari diverse, strategie di adattamento che vanno dalla resistenza culturale allassimilazione (tendenza a diventare italiani), dallalienazione alla marginalit, le quali conducono alla doppia etnicit o doppia appartenenza che possono anche generare la cosiddetta doppia assenza, ovvero il non riconoscimento n della propria cultura n di quella italiana. A queste si aggiungano altre specifiche criticit: il detenuto straniero tossicodipendente, alcolista, psicopatologico (categorie interrelate che spesso conducono allautolesionismo), gli episodi di intolleranza e di razzismo, i trasferimenti di minori stranieri da un istituto ad un altro, dal nord al sud del paese, a causa del sovraffollamento e della ridotta capienza degli istituti. Tenendo conto che, come gi riportato, i dati statistici non sempre risultano attendibili, in quanto ciascuna Istituzione raccoglie dati partendo da presupposti spesso differenti, il trend statistico dei flussi dutenza penale negli ultimi 5 anni, dal 2004 al 2008, evidenzia una progressiva e forte diminuzione degli ingressi dei minori, tra cui stranieri, nei Centri di Prima Accoglienza e negli Istituti Penali per i Minorenni (3.866 nel 2004 - 2.908 nel 2008, tra questi gli italiani mantengono quota 1.500 circa ogni anno). Il netto decremento nei CPA dei minori provenienti dalla Romania (795 nel 2004 - 381 nel 2008) si associa ad una maggiore rispondenza numerica con il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, ambito di particolare intervento. Nel caso degli IPM si registra, persino, il superamento del numero di ingressi dei minori italiani (629 nel 2004 - 694 nel 2008) sul numero di ingressi dei minori stranieri (965 nel 2004 653 nel 2008), confermato anche dalle prese in carico degli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (13.892 nel 2004 17.814 nel 2008, tra queste 3.400 circa sono relative agli stranieri per ogni anno); un costante ed importante aumento delle misure penali non detentive quali il collocamento in comunit (su 2.188 collocamenti nel 2008 ben 664 risultano stranieri); un costante ed importante aumento dellapplicazione dellistituto giuridico della messa alla prova (429 nel 2004 512 nel 2008), che pi di ogni altra facilita lingresso dei minori stranieri in programmi di recupero efficaci e rispondenti ai propri bisogni. I minori stranieri risultano pertanto sovra-rappresentati nella popolazione giovanile in stato di detenzione, in considerazione del rapporto italiani/stranieri nelle denuncie alle Procure dalla Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni nel quinquennio 2002-2006 (40.588 nel 2002 39.626 nel 2006, di cui gli stranieri 10.009 nel 2002 11.413 nel 2006). Tale fenomeno dovuto al fatto che una larga parte di minori stranieri immigrati in Italia, spesso clandestinamente, versano in condizioni personali, familiari e sociali assolutamente precarie, al punto tale che gi da anni si andata creando una categoria di minori cosiddetti non accompagnati, ovvero, privi di una figura parentale positiva di riferimento. Tali minori sono spesso reclutati da gruppi criminali composti da adulti, spessissimo connazionali, che li sfruttano per attivit illecite e che ne mettono a repentaglio ladeguato sviluppo psicofisico a cui ha invece diritto ogni adolescente. Ci appare particolarmente vero nel caso delle ragazze straniere, molte delle quali di cultura rom, che noto vivono in una condizione di subalternit che spesso si configura come vero e proprio sfruttamento da parte della componente maschile della loro comunit di appartenenza. Stante la situazione sopra descritta, nei confronti di questi ragazzi, allo sbaraglio e facile preda di gruppi criminale, i provvedimenti penali adottati si configurano come forma di tutela e di azione facilitativi per il loro reinserimento socio-lavorativo. La prassi con i minori stranieri non accompagnati in Italia Di seguito, si illustra la prassi che viene attivata in Italia nel momento in cui si entra in contatto con il minore straniero non accompagnato: Arriva il minore straniero; solitamente fornisce dati e generalit false (nome, et etc. etc), questo nonostante lattivazione di un servizio di mediazione culturale volto a dargli/le unidentit e favorire la relazione con il minore. Ci avviene in particolar modo quando il minore non viene allontanato dal territorio in cui stato preso, egli tende sempre a tornare dai suoi aguzzini per paura. Se invece si procede allallontanamento del minore dal territorio, pi facile prospettargli/le delle alternative diverse, entrare in relazione con lui/lei e avere informazioni veritiere. Possiamo quindi affermare che tutto il lavoro dequipe si centra sulla Relazione Educativa; educatori, mediatori, psicologi, formatori ed operatori, tutti sono coinvolti, e questo da al bambino la possibilit di: Costruire e portare avanti un proprio progetto di vita che lo vede protagonista e attore principale; capire che ha un valore in quanto persona; sperimentare che pu fidarsi finalmente degli adulti che lo stanno accompagnando nel percorso e che ha incontrato qualcuno che, come lui, non vince sempre e, talvolta, soffre; essere allontanato dallorganizzazione criminale tutelando lui/lei e la famiglia di origine. La maggior parte dei minori stranieri non accompagnati quindi nelle mani di organizzazioni criminali, spesso questi ragazzi vengono costretti a spacciare ma non solo, diventano infatti a loro volta tossicodipendenti, questo per legarli ulteriormente ai loro padroni. Occorre, pertanto, unire tutte le forze dei vari Paesi facendo tutti, se possibile, un passo indietro se veramente vogliamo contribuire a definire e stabilire una legislazione comune che preveda delle sanzioni non a livello di singola nazione o Paese ma a livello europeo e globale; necessario creare una rete con una legislazione comune e sanzionatoria. Vanno colpiti gli adulti e le organizzazioni criminali, vanno implementati gli investimenti sulle politiche sociali in modo tale da fornire al minore supporto sostengo e accompagnamento educativo durante tutto il percorso. Laccordo bilaterale Italia-Romania In Italia, prima che la Romania diventasse a tutti gli effetti membro dellUnione Europea (Gennaio 2007), era in vigore un Comitato Stranieri. In seguito allentrata in Europa della Romania, tale organo ha perso potere e significato. Sino ad allora, dopo quelli italiani, erano i minori provenienti dal nord-africa a rappresentare la maggioranza di presenze allinterno del circuito penale. Esso prevede: lidentificazione dei minori romeni non accompagnati presenti in Italia; ladozione delle necessarie misure di protezione e reintegrazione sociale, ad esempio il soggiorno temporaneo del minore, le cure sanitarie e lorientamento scolastico; la facilitazione del loro rientro nel Paese dorigine. Attualmente, i minori rumeni sono al secondo posto per quanto riguarda le presenze allinterno del sistema della giustizia minorile. I ragazzi segnalati tuttavia non facevano parte della popolazione Rom tanto infamata e non arrivano assolutamente dal mare. I media in questo senso hanno contribuito a creare allarme sociale, intolleranza e xenofobia con tutto ci che comporta. Da rilevare che, nonostante tutto, e nonostante lallarmismo creato da stampa e organi di informazione, la devianza minorile non in aumento. Sostanzialmente, laccordo bilaterale stipulato con la Romania prevede che minori in difficolt e/o non accompagnati vengano segnalati ad un organismo creato ad hoc composto da rappresentanti italiani e rumeni dei diversi ministeri interessati. Obiettivo prioritario di questo accordo, aiutare il minore straniero ad inserirsi in un contesto protetto e sicuro allinterno del proprio Paese. Andrebbero certamente stipulati altri trattati in questo senso, necessario per ri-mettersi in gioco e ri-mettere in discussione tutte le certezze acquisite, la dimensione globale del fenomeno dei bambini di strada e dei minori non accompagnati, seppur differente a seconda del contesto di riferimento, lo richiede. Tra le ultime attivit istituzionali di rilievo in materia, vi sono le Linee Guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dellAutorit Giudiziaria, emanate nel 2008 dalla Commissione Nazionale Consultiva e di Coordinamento per i Rapporti con le Regioni, gli Enti Locali ed il Volontariato. La scheda 1 presenta alcuni punti fondamentali del documento. Scheda 1 - Azioni specifiche che favoriscono linclusione sociale dei minori stranieri nellarea penale interna e in esecuzione penale esterna. definire accordi con gli Stati stranieri pi cointeressati, quali, ad es. lAccordo intergovernativo tra Italia e Romania firmato nel 2008, gi introdotto nel presente testo, il quale prevede la cooperazione tra i due Paesi firmatari finalizzata alla protezione dei minori rumeni non accompagnati o in difficolt presenti in Italia. rivedere gli organismi di concertazione gi esistenti, quali il Comitato per i Minori Stranieri presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, competente sui minori provenienti da Paesi extracomunitari; rendere tali organismi pi snelli ed efficienti affinch possano, in tempi utili, individuare soluzioni che soddisfino le diverse esigenze; in ottemperanza anche alla Direttiva sulla gestione della presenza dei minori rumeni non accompagnati o in difficolt presenti sul territorio italiano stato istituito nel 2007 lOrganismo Centrale di Raccordo (OCR) che svolge funzioni di raccordo per tutti gli enti titolati alla gestione della presenza e protezione dei minori comunitari non accompagnati sul territorio nazionale (si veda anche il problema della identificazione), attua l'Accordo bilaterale fra Romania e Italia sulla questione dei minori romeni non accompagnati e valuta i progetti di accoglienza e di rientro in patria dei minori; rendere fruibili i percorsi alternativi alla detenzione anche mediante le risorse offerte da Associazioni, Enti e organizzazioni di Volontariato, al fine di evitare la prassi della detenzione come misura cautelare ovvero il carcere dei non-condannati. La difficolt di estendere agli stranieri le misure alternative dovuta alla complessit dellottenimento del permesso di soggiorno, alla privazione di un capitale sociale composto da supporti familiari, abitativi, lavorativi, unitamente allindeterminatezza di un progetto di vita quanto mai sospeso tra un qui ed un altrove; alla distanza sociale e culturale dei rom che, al di l della lingua parlata, rende ardua qualsiasi comunicazione; alla mancanza in molti casi di una identit personale certa, soprattutto per minori romeni non accompagnati: sono tutti elementi ostativi alla definizione di percorsi alternativi, elementi di cui i Servizi minorili hanno dovuto farsi carico in questi ultimi anni. implementare progettualit che prevedano un servizio di mediazione culturale, anche attraverso specifici sportelli di informazione e consulenza circa i diritti di tutela giuridica e la comprensione delliter giudiziario, la rete delle risorse pubbliche e del privato sociale in funzione di possibili inserimenti lavorativi. Attualmente sono attivi in Italia 27 progetti di mediazione interculturale ove opera la figura del mediatore culturale nei Servizi della Giustizia Minorile, una figura ponte tra realt detentiva e le potenzialit del territorio, risolutore delle difficolt di comprensione dei disagi interiori e di natura culturale e di ruolo. sostenere il diritto allo studio in collaborazione con il Ministero dellIstruzione, in ordine ai percorsi scolastici, corsi di alfabetizzazione e di lingue da attuare allinterno degli IPM ovvero presso i Centri Territoriali Permanenti, questultimi per lutenza penale minorile con misure non restrittive della libert personale; in Italia sono stati realizzati 44 corsi di alfabetizzazione, la maggior parte svolti presso gli Istituti Penali per i Minorenni, per favorire lavvio di percorsi di integrazione sociale, formativa e lavorativa. favorire una offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale, mirata alle esigenze dei minori stranieri, al fine di favorire la fruibilit delle attivit formative, con la ri-progettazione dei percorsi formativi in una logica di flessibilit e modularit degli apprendimenti, in relazione ai tempi di permanenza, ai titoli di studio e al recupero delle competenze di base richieste, ai diversi livelli di preparazione degli adolescenti, alla disaffezione per situazioni formative strutturate e continuative o per insuccesso scolastico ripetuto o per background di provenienza, alle storie personali di trasgressione e di rifiuto di regole. Per larea penale esterna, il vincolo invece costituito dal grado di motivazione e tenuta del minore, rendendo pertanto necessari percorsi didattico/formativo modulari, brevi e formalmente certificabili, anche in continuit con quelli effettuati nellintra-murario, al fine di non disperdere risorse investite e bagaglio conoscitivo maturati, con incremento della motivazione allapprendimento, costruzione di relazioni di fiducia e aumento del grado di autostima, in un momento storico di crisi mondiale che vede linserimento sociale pi difficoltoso, specie per chi si trova sprovvisti di qualifiche formative o professionali. prevedere diverse modalit di rilascio del permesso di soggiorno consentendo al minorenne di acquisirlo anche prima della conclusione della pena, se ha compiuto un positivo percorso di reinserimento, in quanto il Testo Unico Decreto Legislativo 286/98 - pone notevoli problemi applicativi, determinando situazioni paradossali, quali le seguenti: a)i minori stranieri condannati per reati quali furti o spaccio di stupefacenti, anche a seguito di un positivo percorso di reinserimento, in base allart. 4 comma 3 del Testo Unico, non possono ottenere il permesso, pertanto il percorso di reinserimento viene cos interrotto e vanificato e il giovane quasi sempre viene nuovamente coinvolto nei circuiti dellillegalit; b) i minori stranieri a cui stato riconosciuto il beneficio della messa alla prova, per cui il reato si estingue, o condannati a misure alternative o sostitutive alla detenzione con pene dunque lievi, non godono della possibilit del rilascio del permesso come invece previsto, dallart. 18 comma 6 del Testo Unico, per i minori che abbiano espiato una pena detentiva. prevedere che il trattamento sanitario per gli stranieri tenga conto anche delle patologie specifiche derivanti dalle condizioni ambientali rispetto ai luoghi dorigine. non ultimo le procedure di identificazione e di accertamento dellet dei minori stranieri, in quanto il metodo finora ampiamente utilizzato, quello radiografico, stato indicato come scarsamente accurato, e lidentificazione certa eviterebbe che i minori diventassero soggetti vulnerabili e sfruttabili dalle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta di esseri umani. Conclusioni Attualmente, allinterno del circuito penale minorile entrano anche ragazzi provenienti da famiglie che possiamo definire normali se non benestanti; non si tratta quindi di povert economica, come nel caso appena visto del minore straniero che si trova costretto a delinquere, assistiamo invece alla totale mancanza di punti di riferimento educativo senza i quali diventa difficile, se non impossibile, costruire una identit personale armonica e responsabile e,quindi diventare adulti capaci di realizzare un ruolo individuale e collettivo di senso e significato. Oggi poi sopratutto nella societ occidentale sono troppi gli stimoli, i cambiamenti, la liquidit dei contesti e degli scenari, la frantumazione delle tradizionali agenzie educative, basti citare per tutti la famiglia, e questo rende difficoltoso il processo educativo per lo sviluppo e la formazione di unidentit stabile e ben definita e laddove non esiste identit non esiste nemmeno responsabilit, e se non c responsabilit non ci sono regole e se non ci sono regole non ci sono limiti e se non ci sono limiti non pu esserci coscienza individuale e sociale e quindi non si forma quella coscienza collettiva di appartenenza per il bene comune senza la quale non ci pu essere legalit. Gli adulti (genitori, insegnanti, educatori) devono assumersi le proprie responsabilit e riappropriarsi del proprio specifico ruolo educativo. Questa adultit dispersa non aiuta lo sviluppo e la crescita delle nuove generazioni, gli insegnanti e i genitori, per esempio, vogliono fare gli amici, ma lamico cosa diversa, lesercizio del ruolo educativo genitoriale e di tutti gli altri operatori di tutte le agenzie educative con le quali i minori nel loro processo di crescita vengono a contatto impone altre responsabilit. Si richiede pertanto un forte impegno per recuperare la cultura educativa senza la quale, se non ridiventa patrimonio collettivo, nessun percorso di crescita individuale e di recupero sociale possibile attuare. Viene ancora da chiedersi del perch non vi una diminuzione della delinquenza minorile indigena di ogni paese sviluppato? Per esempio come accade in Italia che non di certo un Paese povero e la maggior parte dei ragazzi ha accesso alla scuola, alla formazione, al servizio sanitario, alle attivit sportive, ha una famiglia alle spalle, forse troppe famiglie alle spalle; caso mai i propri genitori ma poi quelli aggiuntisi e cos dicasi di zii e nonni, quanti adulti, ma con quale ruolo educativo Per quale motivo non scende il numero di minori italiani in conflitto con la legge? Perch non scende il numero di minori indigeni inseriti nel circuito penale in Europa? Disagio, disadattamento e devianza sono tutti sintomi di un malessere generale che coinvolge indistintamente tutti gli adolescenti. Oggi i giovani sono diversi luno dallaltro e hanno storie diverse anche se provengono dallo stesso Paese, sono soli e non ascoltati recuperiamo la loro fiducia e riprendiamoci il ruolo di educatori e adulti che ci spetta in modo tale da consentire ai nostri ragazzi di diventare costruttori di sviluppo e di nuove pagine di storia incentrate sulla umanit e dignit umana di cui ogni individuo portatore. Ha scritto un ergastolano:- come strana la gente di questo secolo! Vede un bruco e dice poi vede una farfalla ed esclama nessuno riflette sul fatto che si tratta dello stesso animale in stadi diversi della propria evoluzione di sviluppo di vita!! Facciamo allora in modo che tutti i giovani del mondo, di questo nostro villaggio globale, possano diventare tutti farfalle e librarsi in quel sogno di vita e di speranza futura che il loro primo diritto gi da quando emettono il loro primo vagito. Allegato n. 1 - Alcuni dati statistici Premessa Nel 2008 la Giustizia minorile, per tramite dei propri Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (cd. USSM), a fronte di una media annua dal 2000 al 2006 di 40.000 denuncie alle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni, ha registrato circa 21.000 segnalazioni da parte dellAutorit Giudiziaria su tutto il territorio nazionale, con un incremento costante a partire dal 2006: di questi, solo 530 sono attualmente ristretti negli Istituti Penali per i Minorenni (cd. IPM); altri 2.200 nellanno 2008 sono stati collocati nelle Comunit del Ministero o in quelle del privato sociale del territorio. Tutti gli altri fruiscono di progetti individualizzati che consentono lapplicazione di misure cautelari fuori dalle strutture chiuse e seguiti dai Servizi Sociali del Ministero della Giustizia e nella fattispecie del Dipartimento Giustizia Minorile. Negli ultimi 5 anni (2004-2008), gli ingressi nei Centri di Prima Accoglienza (cd. CPA) hanno subito un calo, sebbene ci sia una sostanziale stabilit degli italiani. Si registra, per, negli IPM un crescente aumento di provvedimenti emessi dallAutorit Giudiziaria Minorile di esecuzione pena e di custodia cautelare per soggetti provenienti dalla libert, nonch si evidenzia un innalzamento della presenza media giornaliera dei minori ristretti. Ci produce un continuo stato di sovraffollamento in tutti e 17 gli IPM operanti sul territorio nazionale, anche a motivo di una riduzione della capacit ricettiva dovuta a oggettive situazioni di inagibilit e allo svolgimento di lavori di ristrutturazione. Questa situazione provoca un movimento continuo di detenuti e un incremento del numero dei minori da ospitare, notevolmente al di sopra della effettiva ricettivit. Gli stranieri sono in calo (da 965 del 2004 a 653 del 2008), mentre per quanto riguarda gli italiani, persiste lincremento iniziato nel 2006. TABELLA 1 - Minori denunciati ai Tribunali per i Minorenni e alle Procure della Repubblica. Anni 2002-2006 Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile TABELLA 1a - Minori denunciati ai Tribunali per i Minorenni e alle Procure della Repubblica. Anni 2002-2006 Anno20022003200420052006Totale4058841212415294036439626Italiani 3057929747294762850428213Stranieri 1000911465120531186011413Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile TABELLA 2 - Minori accolti nei Centri di Prima Accoglienza (CPA). Anni 2004-2008 Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile TABELLA 3 - Minori autori di reato accolti nei Centri di Prima Accoglienza (C.P.A.) per tipologia di reato. Anno 2008  Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile TABELLA 4 - Ingressi negli Istituti Penali Minorili (IPM) secondo la nazionalit. Anni 2004- 2008  Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile TABELLA 5 - Minori sottoposti a misure restrittive per tipologia di crimine. Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile. Dati aggiornati al 31 Dicembre 2008 TABELLA 6 Minori in carico ai Servizi Sociali per i Minorenni (U.S.S.M.). Anni 2004 -2008.  Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile TABELLA 7 Minori autori di reato sottoposti a sospensione del processo e messa alla prova per nazionalit. Anni 2003-2008 Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile  TABELLA 8 Dati collocamento in Comunit per tipologia di reato. Anni 2004-2008  Fonte: Ministero della Giustizia Dipartimento per la Giustizia Minorile  Se consideriamo il termine MINORE NON ACCOMPAGNATO, ad esempio, in Italia la legge definisce tale il bambino o minore privo di figure valide o figure educative di riferimento  In Italia il Ministero della Giustizia - Dipartimento per la Giustizia Minorile - esercita la propria competenza in ordine alla tutela e alla protezione giuridica dei minori dai 14 ai 18 anni e, in particolare, su quelli sottoposti a procedimento penale da parte dellAutorit Giudiziaria minorile, esercitando detto mandato, eventualmente, fino al compimento del loro 21 anno det. Esso opera attraverso 12 Centri Giustizia Minorile regionali o interregionali dai quali, nel complesso, dipendono i seguenti Servizi Minorili: - n. 29 Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni i quali forniscono assistenza ai minorenni autori di reato in ogni stato e grado del procedimento penale e ne raccolgono elementi conoscitivi; - n. 26 Centri di Prima Accoglienza i quali ospitano i minorenni in stato di arresto, fermo o accompagnamento fino all'udienza di convalida entro 96 ore, con la custodia della Polizia Penitenziaria e la presenza di una equipe che acquisisce informazioni utili; - n. 18 Istituti Penali per i Minorenni i quali assicurano la detenzione per custodia cautelare o espiazione di pena; n. 12 Comunit Ministeriali le quali assicurano l'esecuzione dei provvedimenti dell'Autorit giudiziaria, in particolare il collocamento in comunit e le misure di sicurezza, dove il minore osserva un programma educativo individualizzato Decreto del Presidente della Repubblica n 448 del 1988 Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni e Decreto Legislativo n 272 del 1989 Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del DPR 448/88. Si soliti definire modello retributivo il modello trattamentale vigente in Italia dal 1934, anno del Regio Decreto 1404 Istituzione e funzionamento del tribunale per i minorenni, al 1956, anno della Legge 888 Modificazioni al Regio Decreto 1404/34).  La Messa Alla Prova (MAP), che si rif allimpianto filosofico della probation, un istituto giuridico di consolidata esperienza ri-educativa (788 casi nel 1992 2.339 nel 2007) e consiste nella possibilit del giudice di disporre la sospensione del processo, per un periodo non superiore ai tre anni, quando ritiene di dover valutare la personalit del minorenne in esito alla realizzazione di un progetto di intervento elaborato dai Servizi Minorili della Giustizia che prevede le modalit di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo familiare e del suo ambiente sociale, gli impegni specifici assunti dal minore, le modalit di partecipazione degli operatori dei Servizi Minorili e degli Enti locali, la riparazione delle conseguenze del reato e la conciliazione con la persona offesa.  I minori provenienti dallAlbania, invece, sono scomparsi dal sistema della giustizia minorile italiano in quanto la legge prevede che essi vengano processati direttamente nel loro paese, pertanto, le organizzazioni criminali non hanno pi alcun interesse a sfruttarli e portarli in territorio italiano.  Ci che si vuole qui rappresentare, ovvero una parte dellofferta educativa ed operativa del sistema italiano di Giustizia Minorile, ha consentito al Working Group on Arbitrary Detentions (WAGD), alias Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie, afferente allONU, come da dichiarazione espressa al termine della visita in Italia nel novembre 2008, di riconoscere lo stesso sistema come [...] esempio di unapplicazione ampia dei principi in materia di trattamento dei trasgressori minorenni sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dellInfanzia [...] lItalia potrebbe servire da modello per altri paesi in questo campo [...] .      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